Fase 2, la professoressa Giusti: "Ecco perché uno scontro tra Governo e Regioni non conviene a nessuno"

La docente di diritto amministrativo all'Università di Perugia fa chiarezza sul possibile conflitto istituzionale tra esecutivo e 'governatori'

Sono ore di alta tensione politica e si rischia uno scontro tra Governo e Regioni sul calendario della Fase 2 stilato dall'esecutivo di Giuseppe Conte nel Dpcm del 26 aprile. Un calendario che molti 'governatori' vogliono anticipare, come spiegato in una lettera inviata a Sergio Mattarella. Una missiva in cui chiedono al Presidente della Repubblica anche il “pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione” in modo da giungere a una ‘normalizzazione dell’emergenza’, che consenta un ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione”.

Fase 2, Governo e Regioni allo scontro: anche l'Umbria scrive a Mattarella

Netta, al riguardo, la presa di posizione di Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie: “Dal 18 maggio ci potranno essere scelte differenziate a livello territoriale - ha spiegato -. Se ci sono ordinanze non coerenti invio una diffida, una lettera con la scheda indicando le parti incoerenti e la richiesta di rimuoverle (solo in caso di allentamento delle misure, ndr). Se non avviene sono costretto a ricorrere all’impugnativa al Tar o alla Consulta”.

Una matassa difficile da sbrogliare, nella quale chiediamo aiuto ad Annalisa Giusti, professoressa di diritto amministrativo presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Perugia. “Il ricorso diretto alla Consulta non è possibile - spiega subito -, perché le ordinanze non rientrano negli atti per cui è possibile promuovere la questione di legittimità costituzionale. L'unica possibilità sarebbe il ricorso al Tar che potrebbe eventualmente sollevare una questione di costituzionalità ma nei confronti delle norme statali che hanno affidato ai d.p.c.m. le misure di contenimento”.

Dossier Umbria per la Fase 2 inviato al Governo per la trattativa

A quel punto inizierebbe una partita tutta da giocare e dall'esito incerto, ma con il risultato che non arriverebbe in tempi brevi: “Anche se la giustizia amministrativa ha ripreso le sue udienze - spiega ancora la professoressa Giusti - sarebbe difficile arrivare a una decisione di merito in tempi veloci. Diverso invece il discorso se l'obiettivo è la sospensione di un'eventuale ordinanza, che avrebbe comunque bisogno di un provvedimento del giudice amministrativo ma avrebbe tempi più veloci, trattandosi in questo caso di una decisione presa in via cautelare e non definitiva”.

Ma a quali norme si appellano regioni come la Calabria, pronte a emanare ordinanze che allentino il 'lockdown' imposto dal Governo? "L’ordinanza della Regione Calabria si appella principalmente all’art. 32 della legge del 1978 (la legge istitutiva del Servizio Sanitario nazionale) che conferisce ai Presidenti della Giunta il potere di emanare ordinanze in materia di igiene e sanità pubblica limitatamente alla Regione di competenza". Si è parlato sul punto di una possibile diffida: "Sarebbe una sollecitazione alle Regioni a intervenire e correggere, se non rimuovere, le ordinanze; insomma un tentativo di ravvedimento prima di ricorrere al giudice".

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Più ragionevole sarebbe trovare un accordo: “Probabilmente se ci fosse un rinvio alla Corte, la normativa emergenziale, molto discussa per le scelte fatte nell’uso dei d.p.c.m., sarebbe sottoposta a un ultimo e definitivo stress test. Ora però quello di cui hanno bisogno gli italiani è la certezza del diritto - conclude la professoressa Giusti - e inserire un ulteriore elemento di complicazione non aiuterebbe di certo”.

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