Coronavirus, farmacisti in prima linea, il dottor Antonio Francone: "Unico presidio per 4mila persone"

"I clienti chiedono mascherine, guanti e igienizzanti, ma vogliono anche essere rassicurati o informati, di non sentirsi abbandonati"

I farmacisti sono in prima linea per l’emergenza Coronavirus. Attrezzati con mascherine e divisori sul bancone lavorano come sempre, se non di più distribuendo medicine e consigli, ma anche rassicurazioni ai clienti spaesati di fronte a questa epidemia.

Il dottor Antonio Francone, titolare della farmacia Francone di Passaggio di Bettona, conferma la collaborazione necessaria tra medico di base e farmacista per aiutare il paziente-cliente di fronte ad un’emergenza che spaventa. Ricette online, tipi di mascherine, igienizzanti, servizio cup di prenotazione e annullamento di visiti. Un periodo di super impegno per chi, di fatto, presidia un territorio partecipando alle garanzie di salute dei cittadini. La farmacia, attraverso il proprio sito (https://www.farmaciafrancone.it/), ha anche attivato un sistema di e-commerce, con prenotazione e pagamento dei prodotti (carta di credito, bonifico o contrassegno), con spedizione a casa (non si può effettuare il ritiro in farmacia e la spedizione è gratuita sopra i 50 euro di spesa).

dottor francone-2Come è cambiato il lavoro in farmacia?

“La farmacia si è confermata un punto d'unione fondamentale tra la popolazione e il sistema sanitario nella sua totalità: dal momento che ci siamo ritrovati tutti all'improvviso in una situazione nuova e di emergenza, abbiamo cercato il modo per collaborare con i medici di base per evitare l'affollamento dei loro studi, per istruire le persone sulle nuove modalità di richiesta dei farmaci ai propri medici, per comunicare in modo semplice e chiaro a tutti le disposizioni che potevano riguardare anche le visite specialistiche. In un momento in cui le informazioni arrivavano da tutte le istituzioni, abbiamo cercato di fare da filtro per cercare di essere un punto fermo e sicuro per la popolazione che fa riferimento a noi, in modo da dare sempre informazioni certe e chiare. Il tutto non senza difficoltà da parte di tutti, medici, farmacisti e popolazione. Tutti abbiamo dimostrato molta pazienza, senso pratico e collaborazione”.

Quali misure di sicurezza avete adottato?

“Abbiamo cominciato a stampare noi le ricette dopo la consegna da parte del cliente dei codici forniti dal medico di base. Al contempo abbiamo cominciato a cercare mascherine, alcool, disinfettanti in ogni dove, visto che i nostri fornitori ufficiali non riuscivano a reperirli... ci siamo dovuti attivare per sapere dove e come reperire i farmaci che stavano diventando poco disponibili perché richiesti negli ospedali per il trattamento dei pazienti malati di Covid. Anche l'ossigeno terapeutico scarseggiava, per cui abbiamo dovuto richiamare tutti i clienti che avevano bombole vuote in casa per farcele riconsegnare e farle riempire. È stato come trovarci in un ciclone: tutti avevano bisogno di tutto, risolvevamo un problema, se ne presentava subito un altro. All'inizio di questa chiusura totale, abbiamo preso le misure precauzionali che venivano richieste per continuare a svolgere il nostro lavoro in sicurezza: a terra abbiamo segnalato in modo chiaro le distanze, abbiamo messo a disposizione della clientela l'igienizzante per le mani, abbiamo messo barriere protettive sul bancone. Abbiamo cominciato a lavorare con guanti e mascherine, che nei primi momenti non sono stati facili da tenere (non eravamo abituati neanche a questo) e abbiamo messo all'esterno della farmacia un tendone, come quelli che si trovano nelle sagre, per dare riparo a chi doveva rimanere fuori ad aspettare per evitare di entrare tutti insieme all'interno. Quando, però, abbiamo saputo dei casi anche tra i nostri colleghi di altre farmacie in Umbria, abbiamo aumentato il livello di sicurezza, per noi e per gli altri. Abbiamo cominciato a lavorare a battenti chiusi, dopo richiesta all'Asl: se si pensa con quante persone veniamo in contatto per il nostro lavoro, si capisce subito quante persone avremmo potuto infettare. Questa ulteriore chiusura è stata apprezzata dalla maggior parte dei nostri clienti, anche se qualcuno non capiva non avendone compresa la finalità. Inoltre ci siamo divisi in due turni che non si incontravano mai, in modo da poter garantire la continuità del servizio in caso di eventuale contagio di uno di noi, visto che siamo l'unica farmacia del paese, e se avessimo dovuto chiudere avremmo lasciato una popolazione di circa 4.000 abitanti in una difficoltà ancora più grande. Dopo circa 3 settimane abbiamo riaperto, anche in considerazione del fatto che nella nostra regione i contagi erano limitati e i nostri clienti venivano da noi muniti di guanti, mascherine e tanta disciplina! E ne siamo stati tutti molto contenti”.

Quali prodotti chiedono i clienti?

“I prodotti più richiesti sono stati, come si può immaginare, mascherine, guanti, alcool, disinfettanti. Inizialmente scarsi, poi introvabili, in seguito disponibili a prezzi da borsa nera, che ci hanno fatto passare pure da approfittatori. Comunque, ora i prezzi stanno lentamente tornando quasi alla normalità, considerando che questi prodotti ci accompagneranno per un bel po' nella nostra nuova normalità. In questo momento varie aziende ci propongono i loro prodotti: anche in vista delle riaperture cominciano ad essere presenti termoscanner per la misurazione frontale della temperatura corporea, saturimetri per la misurazione dell'ossigeno nel sangue, oltre che vari disinfettanti per le mani e le superfici. Rimangono quasi introvabili guanti e alcool. Abbiamo avuto informazioni a riguardo che ci fanno ben sperare: dovrebbe ripartire la produzione di alcool nelle distillerie e dovrebbero arrivare guanti soprattutto dai paesi asiatici”.

I clienti, oltre ai prodotti, chiedono anche consigli e rassicurazioni?

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“Le persone hanno avuto bisogno di sentirsi rassicurate, non abbandonate, di sentire che potevano avere un riferimento, nel bene e nel male: noi eravamo lì anche quando le notizie da dare non erano quelle che si sperava di sentire, però erano certe. Abbiamo avuto anche persone che ci hanno chiamato da fuori regione, su consiglio di loro parenti, clienti nostri, perché non sapevano come risolvere una situazione critica con alcuni farmaci. Noi siamo stati ben contenti di aver potuto dare indicazioni utili e risolutive, perché in una situazione come questa, non esisto un ‘io’, un ‘tu’... esiste solo la parola ‘noi’: se si può aiutare una persona, ovunque essa sia, si deve fare tutto il possibile! Ovviamente tutti abbiamo dei limiti, non siamo mica supereroi... abbiamo fatto sicuramente errori, ma li abbiamo fatti in buona fede, magari in momenti di più stanchezza o agitazione, in fondo siamo persone!”.

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