Coronavirus, ritmi da trincea e paura del contagio: così gli eroi in camice salvano vite in terapia intensiva

Non c'è tempo per il riposo: turni massacranti, concentrazione sempre massima per rispettare procedure ed evitare di infettare familiari e amici, tante rinunce per non 'sprecare' mascherine e altre risorse limitate. Così sì lavora in prima linea

Come soldati di trincea, gli infermieri e gli operatori-sanitari stanno combattendo in prima linea la battaglia contro il Covid-19. E tra i più esposti, anche in Umbria, ci sono quelli dei reparti di rianimazione: “L'assistenza a un paziente in terapia intensiva per il coronavirus - spiega Marco Erozzardi, segretario regionale del 'NurSind' (sindacato delle professioni infermieristiche) - comporta anche turni di 10 ore completamente coperti dalle protezioni: con il camice impermeabile, la cuffia, la visiera e le mascherine ad alta protezione che rischiano tra l'altro di venire a mancare, diventa complicato anche solo bere un bicchiere d'acqua o andare al bagno”.

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L'operazione più semplice diventa complicata quando c'è da prendere ogni minima precauzione, e bisogna evitare inoltre di 'sprecare' risorse limitate e per questo preziosissime: “Le mascherine ad alta protezione sono efficaci per 8 ore con uso continuativo, comunque, qualora fosse necessario per l'operatore uscire dal reparto, vanno gettate in quanto materiale contaminato - prosegue Erozzardi - ma non si può neanche costringere il personale, per scarsità di dispositivi di protezione, a rimanere 7 o 10 ore senza mai staccare dall'assistenza. Senza contare il tempo che ci vuole per uscire dalla rianimazione, gettare tutte le protezioni con delle tecniche specifiche, lavarsi le mani e disinfettarsi per poi andare al bagno o a bere un caffè e rifare poi il percorso inverso seguendo le stesse procedure”.

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Stesso discorso prima di prendere servizio e dopo, al momento di tornare a casa: “Per adottare tutte le precauzioni necessarie si entra prima del solito e si esce molto dopo - racconta il segretario umbro del 'NurSind' -. Ci sono procedure specifiche da seguire prima del passaggio di consegne, ci si aiuta nel vestirsi perché la tenuta deve essere perfettamente ermetica e soprattutto durante la svestizione, prima dell'uscita, l'attenzione deve essere ancora maggiore per non contaminarsi. Prima di uscire definitivamente dal reparto, molto spesso, gli operatori necessitano di  farsi una doccia per evitare, il più possibile, di riportare possibili contaminazioni fuori dal contesto lavorativo. Tutto questo porta via circa mezz'ora o un'ora di tempo tra entrate e uscita, tempo di lavoro che non ci viene retribuito e regaliamo al datore di lavoro”.

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Attenzione maniacale ad ogni gesto e soglia di attenzione sempre al massimo per questi 'eroi' dei nostri giorni, sottoposti a uno stress psico-fisico non indifferente: “Il giorno è diviso in tre turni, dal mattino al pomeriggio fino alla notte, ma a volte dopo il turno mattutino bisogna garantire altre 12 ore di reperibilità notturna, che qualora attivata, comporta un ulteriore turno aggiuntivo, per poi magari tornare in servizio il pomeriggio successivo. L'attenzione deve essere al massimo e dobbiamo farci guidare dalla giusta razionalità, difficile da mantenere in queste condizioni di stress ed in assenza della quale si possono commettere errori”.

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