Coronavirus, la comunità diocesana in preghiera per l'Italia nella festa di San Giuseppe

Il cardinale Gualtiero Bassetti invita “a pregare il Rosario in famiglia la sera della festa di san Giuseppe, il protettore delle famiglie e della Chiesa, accendendo un lume alla finestra di ogni casa”

La Quaresima ricorda il periodo di digiuno e isolamento vissuto da Gesù prima della Pasqua. Una ricorrenza religiosa, ma che quest’anno, credenti e non, si trovano a vivere realmente in un reale parallelismo.

Ed è proprio in questo frangete che il cardinale Gualtiero Bassetti rivolge un invito “a pregare il Rosario in famiglia la sera della festa di san Giuseppe, il protettore delle famiglie e della Chiesa, accendendo un lume alla finestra di ogni casa”. Il cardinale, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, “sarà il primo a compiere questo gesto e ad unirsi nella preghiera che ci accomunerà per sottolineare la fede, la speranza e, soprattutto, quell’amore che diventi un filo rosso dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, il filo rosso della carità molto più forte della zona rossa”.

luce di fede nella notte dell'umanità-2È la Chiesa italiana (il cardinale è anche presidente della Cei) che invita “ogni famiglia, fedele e comunità religiosa della Penisola a pregare simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21, per tutto il Paese” esponendo un piccolo drappo bianco o una candela accesa alla finestra. TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta. L’invito della Cei si conclude proponendo a tutte le famiglie italiane credenti un’invocazione al Santo Custode della Santa Famiglia scritta da papa Leone XIII, che fu vescovo di Perugia per 32 anni (1846-1878): “A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa”.

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Il cardinale Gualtiero Bassetti ha anche inviato la seconda “Lettera settimanale di collegamento nei giorni del Coronavirus” a tutti i fedeli dell’archidiocesi. “Fratelli carissimi, in questa Quaresima, così provata, vogliamo stare saldamente abbracciati alla croce di Gesù, che è l’unica nostra speranza. Essa risplende in modo particolare, in questi giorni dolorosi, segnati da morte, sofferenza e disorientamento - scrive il cardinale - Si ha l’impressione di vivere in un clima surreale. Piazza IV Novembre è vuota. Le pochissime persone che l’attraversano sembrano ombre: passano rapidamente e subito scompaiono. Una persona mi ha scritto: ‘prego il Signore e gli dico: fino a quando?’. Non temete, il Signore continua a far splendere su di noi la luce del suo volto e ci dona la sua salvezza”.

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