A Perugia e in Umbria esiste una cospicua presenza finlandese. La storia di Leila Karin Kiiskinen

I finnici umbri tra storie, ricordi e chi se ne è ritornato a casa perché i figli, la seconda generazione, non trova lavoro in Italia...

Il compleanno centenario della signora Leena Pirkko Chiuini ha consentito all’Inviato Cittadino di scoprire una cospicua presenza di finlandesi a Perugia. Tra esse Anne Marjatta Heliste, che ci racconta: “Negli anni Ottanta e Novanta c’era ancora un’associazione dei finlandesi abbastanza attiva in Umbria, invece adesso esistono soltanto dei gruppi informali”.

Cosa fate? “Andiamo a vedere mostre, al cinema, a mangiare una pizza insieme, ma qualche anno fa avevamo organizzato pure un corso di lingua finlandese per principianti a Perugia”.
 

Siete ufficialmente rappresentati? “Abbiamo un rappresentante che cura dei rapporti con l’ambasciata. Si chiama Varja Lahdenperä, una traduttrice anche lei, come Pirkko”.

Ma eccoci a riferire una storia speciale, quella della signora Leila Karin Kiiskinen. Ci racconta: “Quando arrivai a Perugia per studiare alla Scuola Internazionale Montessori, ero una ragazza di vent’anni.  Una giovane  tanto curiosa e pure un po’ spaventata, ma con una  gran voglia di scoprire e vedere il mondo dall’altra parte rispetto al mio Paese del Nord, dove l’inverno era lungo e nell’estate c’era sempre la luce. La mia avventura in Umbria era iniziata. Doveva durare un anno, ma si è allungata a 30 anni”.

Ci parla dell’incontro, al tavolo di un bar, con un ragazzo perugino. Un incontro da cui, dopo il matrimonio, è nato il primo figlio, Petrik e, dopo un paio di anni, l’altro figlio, Thomas. Dice: “Abitavamo a Ponte San Giovanni, dove  tutti mi conoscevano e mi chiamavano ‘la Finlandese’. È stato un periodo bellissimo e ho acquisito le abitudini italiane. Mi meravigliavo degli italiani, precisi su diverse cose: pulizie di casa, stirare, orari di pranzo e cena. Era difficile capire che la cena era solo alle 20, se io avevo fame alle 18, e volevo cenare. Ma mi sono adeguata”.

La crisi col primo italiano: “Dopo 18-anni di matrimonio, ci siamo separati. Mi spostai verso Assisi, coi miei figli, restando  sempre in buoni rapporti col loro padre. I miei figli, crescendo, si sentivano italiani, umbri, ma amavano la Finlandia. Ogni estate, passavamo le vacanze al Nord e impararono a parlare anche finlandese. Il secondo affetto duraturo. “Passato qualche anno, conobbi uno spoletino col quale andai a vivere.

Eravamo tanto felici;  vivevamo come due campagnoli. Raccoglievamo le nostre olive  sotto il sole dell’autunno, per avere squisito  olio, o cercavamo asparagi per fare un buon risotto”. L’attività giornalistica e letteraria. “In quel periodo iniziai pure a scrivere un blog per i finlandesi, le piccole storie divertenti della vita italiana. Inaspettatamente ebbero gran successo, e alla fine sono state raccolte e pubblicate in un libro. Per il resto, la  mia vita sembrava molto tranquilla, serena. Anche i miei figli erano diventati adulti, due bravi ragazzi”.

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Ma il destino  ha cambiato tutto. “I ragazzi, non trovando un buon lavoro in Italia, hanno deciso di andare a vivere in Finlandia.  Non avrei mai pensato che potessero lasciare Italia, per quanto la adoravano. Per stare coi miei figli, anch’io ho lasciato la mia casa, la mia Umbria. Un anno dopo la mia partenza, ho perso anche lui: il grande amore della mia vita”. 
Oggi, nel ricordo dell’Umbria. “Adesso viviamo a Tampere, ma andiamo e ritorniamo tra Finlandia e Italia. Ci manca la nostra Umbria. E sa come me ne accorgo? Perché alla notte sogno le
salsicce secche con un bicchiere di vino rosso”.

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