Salvare i bilanci vendendo in Internet. Sembra facile, dicono i negozianti della Vetusta

Le rogne sono tante e non sempre la transazione va a buon fine

Si fa presto a dire web. Salvare i bilanci vendendo in Internet. Sembra facile, dicono i negozianti della Vetusta. Ma occorre sapere le cose prima di giudicare.

Le rogne sono tante e non sempre la transazione va a buon fine. Con rabbia, rimessa economica e la tentazione di lasciar perdere. E-commerce: spesso più dolori che gioie, insomma.

Tanto per fare qualche esempio. A qualcuno è capitato che la merce venga tenuta ferma a lungo (un mese è il lasso di tempo concesso al cliente per il ripensamento) e poi se l’è vista ritornare.

La merce ritorna… non sempre in condizioni ottimali. “Ad esempio – riferisce un titolare di abbigliamento – una signora ha restituito un oggetto che aveva furbescamente indossato, pur dichiarando che fosse intonso”.

Prosegue: “È finita con una denuncia, essendo fin troppo evidente che avesse utilizzato il capo, per fare bella figura con le amiche, o per motivi propri, salvo rimetterlo nella scatola senza acquistarlo e tentando scorrettamente di farmi passare per fesso”.

Indossare un cappello, far finta di non averlo toccato, mentre nell’interno del copricapo è evidente il segno del sudore e del grasso della pelle.

Le vendite crescono durante le Feste e nel fine settimana. A riprova del fatto che la gente, stando a casa, si fa un giretto nel web ed è tentata dal togliersi qualche piccolo sfizio. Così ordina e poi, aperto il pacco, si pente. E rimanda indietro a costo zero.

Ma intanto i costi a carico del venditore corrono comunque. Come, ad esempio, le due spedizioni (andata e ritorno) e la pratica, eseguita tramite piattaforme o un collaboratore esterno a pagamento: operazioni che comportano un costo a totale carico del negoziante.

Ci sono anche degli assurdi. A volte, i clienti nemmeno aprono i pacchi. Oltre alle furbate e ai pentimenti illogici, anche per articoli di basso costo. È capitato, ad esempio, che il prodotto sia stato rinviato al mittente senza neanche aver aperto il pacco. E l’esempio vale sia per un paio di scarpe da bambino di poco valore che per un tacco dodici da 300 euro.

Che significa tutto questo?

Che gli affari in internet sono tutt’altro che facili. Ed è altamente probabile la possibilità di restare imprigionato nella “rete” degli imbrogli. Per chi vende lealmente. Non meno che per chi compra da commercianti disonesti.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tragedia a Perugia: minorenne trovato in casa senza vita

  • Coronavirus in Umbria, la mappa al 12 gennaio: tutti i dati comune per comune

  • Coronavirus, anche l'Umbria verso la "zona arancione": cosa si potrà fare e cosa sarà vietato

  • Umbria "arancione", Presidente Squarta: "E' assurdo". Lettera alle altre Regioni: "Uniti per ottenere subito soldi per i commercianti"

  • Coronavirus in Umbria, la mappa al 13 gennaio: tutti i dati comune per comune

  • Coronavirus in Umbria, la mappa al 16 gennaio: tutti i dati comune per comune

Torna su
PerugiaToday è in caricamento