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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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INVIATO CITTADINO Quando, nel 1379, la Commedia pagava dazio di due soldi per entrare fra i travertini della Vetusta

Ce lo ha raccontato il professor Carlo Pulsoni in un convegno dantesco ai Notari

Quando, nel 1379, la Commedia pagava dazio di due soldi per entrare fra i travertini della Vetusta.

Ce lo ha raccontato il professor Carlo Pulsoni in un convegno dantesco ai Notari.

Il riferimento si lega alla fortuna della ‘Commedia’ nel contesto locale e tendenzialmente umbro (fermo restando che i confini attuali della regione non corrispondono ovviamente a quelli medievali).

Esordisce ricordando: “L’esigua tradizione manoscritta del poema dantesco oggi conservata a Perugia non riflette certamente la fortuna che all’epoca dovette arridere all’opera”.

Da cosa è documentata questa popolarità?

“È attestata dal dazio di due soldi che la ‘Commedia’ pagava nel 1379 per entrare nella città, e dalla citazione di tre esemplari del poema (uno dei quali copiato dal notaio perugino Lorenzo Nicolini) in due inventari di beni, del 1406 e del 1417”.

A Perugia si studiò la Commedia?

“La lectura Dantis riscosse una certa popolarità: nel 1400-1401 ve ne tenne una Giovanni Bartoldi da Serravalle, mentre a Perugia studiarono e acquistarono fama il maestro Biagio, lettore a Bologna nel 1395, Giovanni di Buccio da Spoleto (che lesse Dante a Siena dal 1396 al 1445 e a Pistoia dal 1421) e Bartolomeo Lippi da Colle Val d’Elsa, commentatore e traduttore della Commedia”.

Furono molti i cultori del Ghibellin fuggiasco?

“La voce ‘Perugia’ dell’Enciclopedia dantesca, redatta nel lontano 1973 da Attilio Bartoli Langeli, e successivamente ripubblicata nel volume ‘Studi sull’Umbria medievale’, mi esime dal riproporre i nomi dei cultori di Dante gravitanti in città tra XIV e XV secolo”.

Quanto alla gabella Dantis?

“In una nota a margine, l’estensore dell’ordinanza precisa che sono esentati dal pagamento maestri e studenti stranieri: «Excectuati tucti e libri de doctori forestieri che venissero a leggiare e de scolari che venissero a studiare in la città de Peroscia, de quali non se paghi gabella per lo modo che di sotto se dichiara in questa cedola ». 

Un trattamento privilegiato, no?

“Si potrebbe pertanto chiosare che l’esenzione dal pagamento della gabella fosse un privilegio concesso dalla città per invogliare gli studenti a recarsi presso la locale università, una sorta di concorrenza ‘ante litteram’ tra atenei”.

Una distinzione fra possesso di un bene di lusso e uno acquistato e utilizzato per motivi di studio?

“Esattamente così”.

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