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IMMAGINE D'ARCHIVIO E GENERICA

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L'Umbria dei sapori: il grano saraceno della Valnerina è presidio Slow Flood, la storia di un seme che arriva da lontano...

La coltivazione del grano saraceno torna in Valnerina. La storia di questa produzione è iniziata sei anni fa grazie ad un progetto dell’Università di Firenze e della Regione Umbria

Ultimo arrivato tra i presìdi Slow Food, il grano saraceno è l’ultima scommessa vinta da una terra, la Valnerina, i cui produttori sono tornati a riprendere la particolare coltivazione di questo seme per rivitalizzare il territorio e la sua biodiversità.

La storia di questa produzione è iniziata sei anni fa grazie ad un progetto dell’Università di Firenze e della Regione Umbria. A Daniele Giovannoli, dell’Azienda Agricola Tamorri Vera di Cascia, è stato chiesto di sperimentare quei semi, una volta così diffusi nell’Appennino centrale e che hanno subito un inesorabile abbandono nei primi decenni del Novecento, a causa delle difficoltà nei processi produttivi, delle rese spesso non soddisfacenti e dell’importazione massiccia dall’estero. Daniele prova, studia e osserva le tempistiche per la coltivazione del grano saraceno e decide di andare avanti con questa sfida, nonostante le difficoltà date di periodi di siccità.

"Il nome del grano saraceno - spiega Slow Food - evoca origini lontane (la sua zona di domesticazione è stata individuata sulle montagne della Cina meridionale) e un’affinità con le graminacee. In realtà la granella è simile a quella dei cereali, ma la famiglia botanica è diversa (Poligonacee). Resiste moderatamente al freddo, ma ha bisogno di un apporto regolare di acqua: per questo si è diffuso su tutto l’arco alpino e nelle zone appenniniche dell’Italia centrale. In Valnerina la presenza del grano saraceno è attestata già dal Medioevo e in alcuni scritti dell’epoca viene citata anche come pianta medicinale. Le sue proprietà salutistiche vanno dal basso contenuto lipidico all’alto valore biologico delle proteine, superiore anche ai legumi, all’assenza di glutine".

Il Presidio è sostenuto da Davines - l’azienda di cosmetica sostenibile di Parma che realizza prodotti professionali per capelli privilegiando ingredienti di origine naturale  e che sostiene in tutto 12 prodotti italiani a rischio di estinzione.

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