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#FerroGommaShow - Festi (Fiab): “Bici+treno=Turismo, soldi e salute”

Come e perché riattivare il servizio bici al seguito sui treni umbri per portare benefici all’economia, all’indotto alberghiero e della ristorazione, e alla salute

Per la nostra rubrica oggi intervistiamo Paolo Festi, presidente dell’associazione Fiab PerugiaPedala, nota associazione impegnata da anni sul tema delle mobilità alternative, mobilità dolce e riduzione dell’impatto ambientale. Nell’intervista Festi spiega perché non avere treni con servizio di trasporto bicilette al seguito potrebbe rivelarsi una grave mancanza strategica per l’economia umbra sia sul breve che sul lungo periodo.

In Umbria assistiamo a quello che si può considerare un paradosso: da un lato si promuove il turismo sostenibile e il cicloturismo, ma dall’altro non vi sono treni che consentano il trasporto delle biciclette. Come Fiab Perugia qual è la vostra posizione?

"Questo è un punto fondamentale. L’intermodalità bici + treno è fondamentale sia per la mobilità quotidiana per lavoro e per studio, che per quella turistica. Sarebbe da promuovere con maggior forza e risolutezza alla luce del fatto che in un panorama nazionale caratterizzato da una forte preponderanza della motorizzazione privata con numeri ben più alti della media europea, l’Umbria, e soprattutto Perugia, sono caratterizzate da numeri ancor più pesanti. Siamo proprio ai vertici negativi di una tendenza generalizzata che va verso la riduzione della motorizzazione privata. Dovrebbe essere compito della Pubblica amministrazione spingere sulla mobilità alternativa e soprattutto su quella integrata bici + treno. Questo sarebbe importante sia per chi già ha responsabilmente fatto questa scelta con tutte le difficoltà del caso, che per invogliare altri a farla per quanto riguarda gli spostamenti quotidiani. Per quanto riguarda il discorso del turismo, e soprattutto del cicloturismo, la questione è ancor più importante in quanto il cicloturismo si basa proprio su questa forma di interazione intermodale con il vettore su ferro. Poter spostare la bicicletta in treno per raggiungere luoghi che verranno esplorati e vissuti con la bicicletta è la modalità principale del ciclotursmo. Ma non lo è solo del cicloturista che viene da fuori dell’Umbria ma anche per chi abita in Umbria. Se una domenica una persona volesse andare da un punto all’altro della regione avrebbe necessità di avere treni che lo consentano con un servizio di trasporto bici".

Ma quindi parliamo anche di ricadute economiche sul territorio?

"Assolutamente sì. L’handicap che in questo momento vive la regione Umbria è tipicamente caratteristico della nostra regione. Le regioni vicine, Marche, Toscana, Lazio e Abruzzo, non hanno questo problema. LA mancanza di treni attrezzati è infatti presente solo in Umbria in questo momento. Pertanto, un turista che volesse pianificare una eventuale vacanza nei prossimi mesi, di certo finirebbe con il non scegliere l’Umbria, ma si orienterebbe sulle regioni limitrofe più facilmente raggiungibili. La Regione Umbria sarebbe dunque tagliata fuori. Basti dire che non ci sono treni la domenica tra Perugia e il Trasimeno, ne tra Perugia e Chiusi o il senese. Ancor meno verso l’aretino e Firenze. Ci sono solo un paio di treni tra Foligno e Terni, ma si tratta di orari poco appetibili e di un offerta assolutamente inadeguata. Ricordo che stiamo parlando dei fine settimana, cioè proprio quando le persone si dovrebbero spostare per turismo. La ricaduta economica è pertanto notevole. Mentre durante la settimana alcune tracce orarie restano coperte, ma comunque con orari poco appetibili. Ad ogni modo, in entrambi i casi, la presente situazione rappresenta una fenomenale strategia per cacciare i turisti, anziché invogliarli a venire qui da noi".

Non solo turisti di casa nostra e non, ma anche i pendolari restano penalizzati da questa situazione, giusto?

"Sì esatto. Mi pare che su Roma al momento vi siano circa 14 coppie di treni che offrono il servizio. Ma non tutti collegano Roma con Perugia. Alcune di queste soluzioni di viaggio prevedono infatti il cambio a Foligno o Terni. Il servizio di trasporto biciclette spesso quindi è limitato a queste località rendendo quindi difficile, se non impossibile, la prosecuzione del viaggio con biciletta al seguito su altri mezzi pubblici. Indubbiamente tutto ciò scoraggia la scelta di una mobilità eco compatibile e a impatto zero in favore dell’utilizzo di altri mezzi pubblici o privati per chiunque voglia viaggiare da Perugia a Roma. Tutto ciò è paradossale pensando che Perugia è il capoluogo di regione, mentre Foligno beneficia di collegamenti nettamente migliori sia con Roma che con Ancona per chi viaggia con la biciletta al seguito. Su Firenze mi pare che addirittura i treni con servizio di trasporto bicilette siano zero. Magari questo dato lo verificheremo più approfonditamente, ma mi pare che la situazione sia questa".

Ma quindi si configura un danno su tre livelli: ecologico, economico e della mobilità?

"Assolutamente sì. Disincentivare i turisti che vogliano viaggiare con la biciletta la seguito è chiaramente un danno per le attività di ristorazione e alberghiere, così come per tutto il resto dell’indotto. Dal punto di vista ecologico si disincentiva l’uso della biciletta sul mezzo pubblico deputato a tale interazione per eccellenza e pertanto si obbliga ricorrere ad altri mezzi pubblici più inquinanti (tipo al trasbordo Treno – Autobus o Treno – Taxi), quando non addirittura si incentiva l’uso alla mobilità privata. Dal punto di vista della mobilità invece tale situazione rappresenta una negazione al diritto costituzionalmente riconosciuto alla mobilità. Il fatto di rendere indispensabile il ricorso all’automobile è un effetto negativo delle politiche attuate negli ultimi anni e che proseguono senza radicali ripensamenti o cambiamenti".

Alcuni però potrebbero obbiettare che parlare di cilcoturismo e di trasporto biciclette in generale sui treni vada in contrasto con quella che è la attuale situazione che vede la limitazione degli spostamenti.

"Sicuramente è vero che da un anno a questa parte l’utilizzo dei mezzi pubblici è limitato via delle misure di distanziamento rese necessarie dalla pandemia del Covid 19. Di conseguenza anche l’offerta di mezzi pubblici è stata regolata di conseguenza sui nuovi parametri imposti dalla crisi. Questo è indiscutibile. Di fatto è però altrettanto vero che la situazione attuale non è figlia della presente situazione di crisi, ma è conseguenza di oltre 15 anni di politiche errate, o di assenza di politiche da questo punto di vista. Se rimaniamo invece al discorso della intermodalità, la questione è che sia pure con numeri ridotti, quei numeri dovrebbero essere garantiti quantomeno. In più, se noi trasportiamo questo tipo di ragionamento all’interno di una città noi, come associazione, ci siamo impegnati facendo proposte concrete per una mobilità alternativa al ricorso all’automobile. Tale priorità, ripeto porta non solo ad un miglioramento delle condizioni di vita generali per la riduzione dei flussi di traffico e per la conseguente riduzione dell’inquinamento, ma, in questo caso, anche a benefici economici tangibili nel breve periodo per gli indotti economici (il turismo è vita per la nostra regione), e anche sul macro periodo (meno inquinamento atmosferico significa riduzione delle patologie collegate e quindi un alleggerimento dei costi per il sistema sanitario)".

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