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Dalla cipolla di Cannara un 'cerotto' speciale per curare le ferite: lo studio dell'Università di Perugia

La ricerca della professoressa Luana Perioli dell'Università degli Studi di Perugia, dipartimento di Scienze Farmaceutiche, “Formulazioni topiche innovative contenenti estratti di cipolla, varietà Rojo duro “Rossa di Toscana”, coltivata a Cannara”

Dai saperi antichi alle moderne tecnologie per la cura della persona. Dalla pelle della cipolla di Cannara una soluzione per curare le ferite umane. E quello che è stato fino ad ora uno scarto, diventa una risorsa preziosa. La ricerca della professoressa Luana Perioli dell'Università degli Studi di Perugia, dipartimento di Scienze Farmaceutiche, “Formulazioni topiche innovative contenenti estratti di cipolla, varietà Rojo duro “Rossa di Toscana”, coltivata a Cannara”, punta a valorizzare gli scarti alimentari della filiera agricola umbra per la preparazione di film bioadesivi per la terapia di ferite croniche. A impatto quasi zero sull'ambiente.

Come spiega la professoressa Perioli, “fin dall’antichità sono note le proprietà benefiche della cipolla: è ricca di ingredienti attivi, soprattutto di natura polifenolica, responsabili di attività antiinfiammatoria, antiossidante, antimicrobica, cicatrizzanti e anticheloide”.

Le proprietà della cipolla “sono estremamente interessanti per il trattamento di ferite che rappresentano un problema sanitario molto serio”. La professoressa Perioli tratteggia così il quadro della situazione: “Ogni anno si registrano globalmente più di 250 milioni di casi di ferite acute, di cui circa 50 milioni di natura traumatica (abrasioni, punture, lacerazioni e tagli) e più di 5 milioni legate ad ustioni, patologie specifiche (es. diabete) e piaghe da decubito. Il maggior problema è rappresentato da ferite croniche che guariscono molto lentamente o non guariscono e che entro il 2026 interesseranno dai 20 ai 60 milioni di persone per cui sarà necessaria l’ospedalizzazione con elevati costi. Inoltre, il mercato delle medicazioni per ferite è molto elevato, infatti si prevede che entro il 2024 il mercato globale dei prodotti per il trattamento delle ferite supererà i 16,50 bilioni di dollari americani”.

Da qui, l'indagine sulle proprietà degli estratti della cipolla. Lo studio dell'Università di Perugia parte “dalle pelli della cipolla, che viene coltivata in una coltivazione biologica del comune di Cannara e deriva dall’utilizzazione del prodotto di scarto della filiera alimentare”.

Le pelli, la parte della cipolla che non si mangia, sono “la materia prima da cui estrarre i principi attivi”. Ecco il perché: “In questo modo – spiega la professoressa Perioli - non si sottraggono biomasse al settore alimentare e contestualmente si utilizzano e si valorizzano materiali di scarto, in linea con i principi di etica alimentare ed economia circolare”. Ovvero, prosegue, “un modello di economia in cui l’utilizzo di materie prime vergini è idealmente nullo o comunque estremamente ridotto. Per raggiungere questo obiettivo sono stati applicati approcci e tecniche già esistenti e che concorrono ad una innovazione sostenibile per l’ambiente, il cui impatto è fortemente potenziato dalle nuove tecnologie”.

Ora il dettaglio del progetto: “La prima parte del progetto - spiega ancora la professoressa del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche - ha richiesto la messa a punto di un metodo estrattivo ecofriendly (senza solventi organici tossici), sviluppato con la professoressa. Maura Marinozzi e basato esclusivamente sull’impiego di acqua ed alcol etilico, riutilizzabile e dopo distillazione”. L’estratto ottenuto “ha mostrato interessanti proprietà antiossidanti, antimicrobiche e antiinfiammatorie a concentrazioni per cui non è stata osservata tossicità su cellule cutanee (cheratinociti) e macrofagiche (RAW 264.7)”. E ora verso il paziente: “Questi ottimi risultati hanno confermato la possibilità di impiegare di tale estratto nel trattamento delle ferite dove coesistono processi infettivi e infiammatori”. Sì, ma come? Con un film. Una pellicola, da applicare sulla ferita. E, sottolineato, senza l'odore di cipolla. “In questa prospettiva - sottolinea la professoressa Perioli - è stata messa a punto una formulazione ad hoc rappresentata da un film polimerico biodegradabile e bioadesivo (senza uso di collanti) destinato ad essere applicato autonomamente sulla ferita e rimosso in maniera atraumatica, senza l’intervento di personale specializzato”. Curativo, facile e indolore.

Ecco come funziona: “Grazie ai particolari polimeri utilizzati il film, quando entra in contatto con il liquido essudante della ferita, si conforma alla stessa aderendo ai tessuti e, mentre protegge meccanicamente la zona lesa, rilascia anche le sostanze antibatteriche e antiinfiammatorie per tutto il tempo di applicazione. Inoltre non esercita un effetto occlusivo, non provoca dolore, favorisce la cicatrizzazione scongiurando l’insorgenza di infezioni”. E ancora: “Il film polimerico contenente l’estratto di pelli di cipolla con l’estratto, a seguito di approfondito studi in vitro, ha mostrato le stesse caratteristiche del solo estratto sia in termini di efficacy (attività antimicrobica, antiossidante e antiinfiammatoria) che di safety (assenza di tossicità su cellule della pelle)”.

L'estratto della cipolla di Cannara, prosegue la professoressa Perioli, “come hanno mostrato i test di wound healing, non influisce sui tempi di rimarginazione, ma la notevole attività antimicrobica, nei confronti dei germi principalmente responsabili delle infezioni di ferite, sicuramente contribuirà a velocizzare il processo di guarigione, senza la formazione di cheloidi”.

Una ricerca che porta con sé diversi vantaggi: “Prima di tutto per il paziente, in quanto i patches film progettati sono privi di tossicità, confortevoli, facili da applicare e da rimuovere senza l’intervento di personale specializzato e senza ospedalizzazione. Da sottolineare inoltre che l’impiego di questo estratto permette il management delle ferite senza l’uso di antibiotici, evitando i gravi problemi di resistenza batterica”. Vantaggio, spiega la Perioli, “anche per l’ambiente, in quanto l’estratto di pelli di cipolla viene ottenuto da materiale di scarto, con metodo green e senza produzione di rifiuti speciali”. In ultimo “per l’industria, in quanto il metodo produttivo è semplice, scalabile e poco costoso”.

Postilla sui vantaggi per l'industria: “Si può affermare che la formulazione studiata potrebbe essere interessante per l’industria anche perché rappresenta una “green technology” che promuove il passaggio da un modello lineare di sistema industriale a un modello ciclico che si avvicini ai flussi degli ecosistemi materiali, riducendo il più possibile l’impatto ambientale dell’attività produttiva”, sottolinea la professoressa del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche. “La nostra formulazione ha sicuramente un elevato indice di efficienza (rapporto tra valore del prodotto e impatto ambientale). Questo aspetto deve essere tenuto in considerazione dall’industria moderna che deve abbracciare le tematiche della sostenibilità ambientale affinché le funzioni dell’ambiente (fornitore di risorse, ricettore di rifiuti e fonte diretta di utilità) vengano preservate nel tempo, valorizzando l’ambiente, tutelandolo e permettendo il rinnovamento delle risorse naturali”.

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