INVIATO CITTADINO Cinque anni dalla morte di don Elio Bromuri

Immutato il rimpianto in quanti l’hanno conosciuto. Tanti, e memorabili, i ruoli in cui don Elio ebbe modo di cimentarsi: giornalista, studioso, teologo, consigliere spirituale, musicista

Sono passati cinque anni dalla morte di don Elio Bromuri, tornato alla Casa del Padre il 17 agosto 2015. Immutato il rimpianto in quanti l’hanno conosciuto.

Tanti, e memorabili, i ruoli in cui don Elio ebbe modo di cimentarsi: giornalista, studioso, teologo, consigliere spirituale, musicista (eseguiva Bach all’organo con disinvoltura).

Era il 1958, quando don Elio accettò la curatela della Cappella vanvitelliana di Palazzo Murena dal rettore Giuseppe Rufo Ermini. Era stata utilizzata come Aula Magna, fin dal secondo dopoguerra, ma fu riconsacrata e riconsegnata alla sua storica funzione. Come non ricordare la sua fida e coltissima collaboratrice Annie Cottrau? L’Inviato Cittadino ha preso tante Messe in quel posto santo, sempre portando a casa materia di riflessione.

Proprio in questo luogo di cultura e spiritualità, don Elio tenne numerosi incontri con le varie componenti dello Studium perusinum, essendo fra l’altro responsabile della Pastorale universitaria.

Preposto al dialogo interreligioso, don Elio organizzò iniziative con esponenti e fedeli delle diverse confessioni. Lo ricordo alla chiesa di San Matteo degli Armeni, entrare con rispetto a salutare il sacerdote di un’altra confessione religiosa.

La sua cultura enciclopedica gli consentì di assistere i vari vescovi titolari della diocesi di Perugia-Città della Pieve, dai quali fu apprezzato come consigliere valido e discreto.

Fu rettore presso il Tempio di Ercolano, su nomina del Sodalizio di San Martino. Negli ultimi anni assecondò l’ingresso in quel ruolo al giovane don Francesco Benussi.

Don Elio Bromuri era anche una penna in grado di commentare sapientemente, e sapidamente, gli accadimenti della contemporaneità. Tanto che ricoprì, con prestigio e onore, il ruolo di direttore del settimanale della Ceu “La Voce”.

Fu educatore e insegnante. Lo ricordo come apprezzato collega nella sezione del Mariotti presso i salesiani. È stato delegato regionale per le comunicazioni sociali, ha insegnato Filosofia al liceo, Teologia all’Istituto teologico di Assisi, Storia Religiosa d’Italia a Palazzo Gallenga.

Altra pagina significativa è stata la guida del Centro ecumenico San Martino del Verzaro, l’antica chiesa costruita sopra la cinta muraria etrusca. Qui curò la realizzazione di incontri di fede e cultura.

Nel 2012, per la sua cinquantennale militanza, ha ricevuto, da parte del collega Dante Ciliani, il premio alla carriera, istituito dall’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria.

Nel “suo” Ostello, lo studentato di via Bontempi, ha accolto giovani universitari volenterosi e persone in condizioni di bisogno.

Il suo nome fu scritto anche nell’Albo d’Oro del Comune di Perugia, insieme a quello dell’antropologo Tullio Seppilli, dell’attore Filippo Timi e del professor Massimo Martelli. Si trattò di un dovuto atto di “riconciliazione” tra la Chiesa perugina e la città del XX Giugno. E ne fu lieto. Ricordo che, col Trio perugino del Dónca, offrimmo uno spettacolo sotto S. Ercolano e don Elio rise di gusto alle battute sulle debolezze dei preti. Perché don Elio era fatto così: conosceva la modestia e praticava l’autoironia.

Le sue doti di cultura, umanità, amicizia e altissima spiritualità restano nel cuore di quanti lo hanno conosciuto. Oggi, a cinque anni dalla morte, il suo ricordo è sempre attivo: più forte e vivida se ne averte la mancanza. Ciao, don Elio! Sei stato un grande sacerdote, ma anche l’intelligenza più “laica” della chiesa perugina.

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PS.: La foto in pagina lo ritrae in Cappella nel sessantesimo del suo sacerdozio. Gli amici ci sono quasi tutti. Manca il sottoscritto che, in quell’occasione, fungeva da fotografo.

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