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Confessione e Coronavirus, tra smartphone e assoluzione generale: come cambia l'approccio al sacramento

I punti fermi della Conferenza episcopale italiana e le esperienze "sul campo" di alcuni sacerdoti di Perugia

Il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, ha ribadito che per un cristiano è fondamentale confessarsi almeno una volta all’anno. E anche se la pandemia ha imposto tanti nuovi comportamenti, anche per i sacramenti, quello della confessione non si può fare via smartphone e l’eventuale assoluzione sarebbe invalida.

Come è cambiato, quindi, l’approccio dei fedeli al sacramento della penitenza? Tra posti a sedere assegnati sulle panche in chiesa, messa con la mascherina e comunione solo ricevuta sulle mani, il cardinale Piacenza ha ricordato che anche nelle circostanze più drammatiche di questi tempi, a causa del Covid, oltre alla “probabile invalidità” della assoluzione impartita attraverso uno smartphone o altri mezzi di comunicazione sociale, perché “manca la presenza reale del penitente e non si verifica reale trasmissione delle parole della assoluzione; si tratta soltanto di vibrazioni elettriche che riproducono la parola umana”.

Papa Francesco, a marzo del 2020, aveva detto: “Se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo Padre, e digli la verità: Signore ho combinato questo, questo, questo… Scusami, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di Dolore e promettigli: Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso. E subito, tornerai alla grazia di Dio”. Il tutto accompagnato dalla ferma risoluzione di “ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali, come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica al numero 1452” ha ricordato il cardinale Piacenza.

Una nota della Conferenza episcopale Italiana ha chiarito le norme sulle confessioni in tempo di Coronavirus, raccomandando di somministrare il Sacramento in luoghi di culto “ampi ed areati”, mantenendo la distanza di un metro e chiedendo agli altri fedeli di allontanarsi per garantire la dovuta riservatezza. Il sacerdote è invitato inoltre ad indossare una mascherina di protezione, a non stringere la mano prima di congedarsi.

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