San Simone del Carmine, un'antica e preziosa chiesa... inagibile da vent'anni

La chiesa di San Simone del Carmine, in fondo alle omonime scalette (ai piedi del Post Mod), ridotta all’ecce homo. È in queste condizioni da un ventennio e non c’è verso di riaprirla

La chiesa di San Simone del Carmine, in fondo alle omonime scalette (ai piedi del Post Mod), ridotta all’ecce homo. È in queste condizioni da un ventennio e non c’è verso di riaprirla. Per farne che? Osserva realisticamente un religioso. Il quale fa notare la scarsità di preti che si coniuga con quella, altrettanto evidente, dei fedeli. Insomma: la chiesa del Carmine a che serve? Se ragionassimo così, cancelleremmo la metà (e oltre) delle chiese cittadine. Ma anche le piramidi che, come sepolture, risultano piuttosto fuori moda. Ma allora deve passare il principio per cui si salva solo quello che “serve”?

Cominciamo col dire che il Carmine è un’emergenza del XIII secolo, che sovrappone all’origine medievale rifacimenti cinquecenteschi e ottocenteschi. Il lato su via Abruzzo mostra la parte gotica. All’interno un’antologia di opere d’arte. Decorazioni delle Cappelle e della volta, un organo seicentesco con intagliate figure di santi dell’Ordine carmelitano. Tele di Anton Maria Fabrizi, crocifisso ligneo dello Scaglia. E, tanto per gradire, nell’antico convento, lunette dell’originale refettorio, fortunatamente divenute patrimonio dell’adiacente scuola Montessori… e così sottratte al degrado

Il verbale di inagibilità, esposto a Santa Maria Nuova, porta la data del 15 gennaio 1998, ore 11: vent’anni fa! E così la chiesa della Pesa surroga le funzioni del Carmine, sebbene essa stessa sia praticamente inutilizzata e le celebrazioni avvengano nell’adiacente Oratorio del SS.mo Crocifisso.

Ma vediamo cosa dice quel verbale – sullo stato di salute del Carmine – affisso in Santa Maria Nuova: “La chiesa presenta lesioni diffuse su tutta la muratura portante, già esistenti prima dei recenti eventi sismici, ma probabilmente accentuate dallo stesso [alla faccia della concordanza!]. Sono evidenti altre parti affrescate d’intonaco pericolanti”.

Aggiunge: “In particolar modo è evidente un distacco della parete dietro l’altare.  In alcune zone c’è stato il distaccamento  (sic!) dell’intonaco affrescato, in parte dovuto al sisma, in parte dovuto alle infiltrazioni d’acqua”.  Pertanto il sindaco ordina “l’immediata inagibilità dell’intera struttura”. Che brutto italiano! L’inagibilità non si “ordina”, si constata, si verifica, si dichiara... si dispone. “Il provvedimento è notificato alla Curia Arcivescovile”. Benissimo.

E allora? Come stanno oggi le cose? Sempre peggio! A nostra conoscenza, è stato sistemato solo il tetto. L’edicola esterna, su via Abruzzo, ha ricevuto un ritocchino. La facciata su via Enrico dal Pozzo: ha un portoncino che fa schifo.  Dice Amleto: “Tutto il resto è silenzio”.

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