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INVIATO CITTADINO Centro storico, maxi multa per i cocciai di Deruta

I cocciai derutesi chiedono l’allungamento dell’orario di vendita. Ma intanto, prima di dare risposta (cosa che dovrebbe avvenire in tempi brevi), il Comune di Perugia li fa sloggiare e li sanziona

I cocciai derutesi chiedono l’allungamento dell’orario di vendita. Ma intanto, prima di dare risposta (cosa che dovrebbe avvenire in tempi brevi), il Comune di Perugia li fa sloggiare e li sanziona. Per la bellezza di 1000 euro.

“La notifica non è ancora arrivata – dicono entrambi i commercianti – ma l’aspettiamo, perché l’addetto della Municipale ha detto di aver comminato la multa. Ha anche aggiunto di fare ricorso, per vedere se ce la possono annullare. Speriamo di sì”.

A Perugia è antichissima la tradizione della vendita all’aperto dei cocci: foto d’epoca mostrano quando il mercato era attivo in piazza Grande e in piazza Piccinino. Ormai dalla metà del Novecento, si tiene – il martedì e il sabato – in piazza Danti, di fronte alle scalette del duomo. Si tratta, peraltro, di due produttori che fanno dal coccio, alla decorazione, alla cottura: tutto in proprio.

L’altro sabato – dopo aver presentato la domanda di prolungamento da tempo – si sono fermati un po’ oltre l’orario previsto: dalle 7 del mattino alle 14. Una guardia ha imposto loro di andarsene e ha dichiarato di averli multati. I cocciai non obiettano (“tecnicamente, è giusta”, dicono) ma osservano che attendevano la risposta e davano per scontato l’accoglimento: il cosiddetto silenzio-assenso. “Anche perché – dicono – l’allungamento, più le 12 aperture straordinarie, comportano il raddoppio dei costi a nostro carico”.

In quali occasioni chiedono di aprire? Nelle festività e nelle occasioni in cui c’è gente: i ponti, il 25 aprile, il 1° maggio, l’8 dicembre, le giornate di Eurochocolate… Del resto, sono molto concilianti. Ad esempio, riconoscono che i loro due camion in quel punto sono impattanti per la dignità del luogo e sin dichiarano disponibili a toglierli. Così come, correttamente, convengono sul fatto che dovrebbero esporre la merce senza quei teloni di plastica, ma in bancarelle decorose, come quelle della fiera di Natale. Non capiscono, invece, perché non dovrebbero appoggiare i loro bei prodotti sulle scalette del duomo, come avviene da sempre. “I canonici, che ne sono proprietari – dicono – sono favorevoli. Cosa c’entra il Comune? Forse che, coi nostri prodotti, deturpiamo la dignità del luogo?”.

Insomma: è gente perbene e disponibile. Ma non rassegnata a subire diktat illogici. Poi aggiungono: “È evidente che, con questo orario, è impossibile continuare”. E spiegano: “Occorrono due ore per esporre e altrettante per rimettere a posto. Dunque, considerando che fino alle 11 non si vede gente in giro, se devo iniziare a mettere via alle 12, ho solo un’ora per la vendita. Occorre estendere l’orario, altrimenti diamo forfait”.

Uno dei due, l’antica ceramica Bettini, ha un negozio all’inizio di via Ulisse Rocchi che ha la sua clientela. Ma continuare la vendita in piazza è iscritto nel dna dei cocciai derutesi. E occorre adoperarsi per mantenere una tradizione secolare che data da Medioevo.

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