Giunto a produzione il primo (e unico) apiario sociale urbano di Borgo Sant'Antonio

Martedì la smielatura presso l’ex centrale Enel di via del Cane

Giunto a produzione il primo (e unico) apiario sociale cittadino di Borgo S. Antonio. Domani (martedì 1° settembre) la smielatura presso l’ex centrale Enel di via del Cane. Lì sono stati conferiti i melari, lasciando solo poche arnie al fondo della scarpata, per non sfrattare le comunità delle api.

Un progetto che fece sollevare il ciglio a più d’un incredulo. Realizzare un apiario in piena città, per di più nel fondo di un “greppo”, pareva una follia. Per non parlare dei timori di punture a carico dei passanti.

Eppure, niente di negativo è accaduto. Quel progetto fa oggi da battistrada ad iniziative fotocopia che non mancheranno di prendere vita. Sta di fatto che quelle arnie sono state disposte sui versanti di uno scatafosso, quello che sta in fondo al Bulagaio, zona viale S. Antonio. Esattamente nel punto in cui si era verificata una frana di una certa consistenza che impose la messa in sicurezza, la realizzazione di un guardrail ecologico, la dotazione di un efficiente sistema di drenaggio delle acque e quant’altro.

Quando l’Associazione Porta Pesa-Borgo S. Antonio decise di accedere a quel bando, non mancò chi rilevasse: “Questi èn matti”. Eppure, matti non erano, se quel progetto è felicemente andato in porto. Addirittura, con la realizzazione di un corso per futuri apicoltori, ovvero per professionisti di settore, amanti dell’economia circolare. Formatore e corsisti si sono incontrati nell’Oratorio di S. Antonio abate in corso Bersaglieri e si sono così dotate diverse persone di una nuova professionalità.

Senza omettere la circostanza del valore didattico a favore di bambini e ragazzi delle scuole. Ne abbiamo parlato con Virgilio Ancellotti, biologo di rango, specialmente vocato per la didattica naturalistica. Questo studioso opera in diversi contesti pedagogici del nostro territorio, dal Lago all’Altotevere, predicando (più scientificamente che francescanamente) il vangelo della natura e delle sue creature.

Mission possible, se è vero che anche il Comune di Perugia gli chiede di fornire pacchetti di apprendimento agli studenti di ogni ordine e grado. Buon segno. E orgoglio borgarolo. Non è forse un caso se l’esperimento è riuscito proprio nel Borgo, posto sotto la tutela del santo protettore degli animali: Antonio abate, eremita e resistente alle tentazioni del maligno, entità demoniaca effigiata sub specie di un innocente maialino. Diavoletto reso domestico e mansueto dal santo anacoreta. Che indusse gli umani a utilizzarne le cotiche, strusciate sulle parti dolenti, per alleviare le sofferenze indotte dal virus herpes zoster, che causava il temuto “fuoco di S. Antonio”.

Intanto, martedì la prima smielatura in un luogo che un tempo fu centrale elettrica e che oggi si pone come emblema di un ritorno alle origini, agli animali, alla natura. Bravi borgaroli! Così dicendo, vanto anche l’Inviato Cittadino che fra quei vicoli giocò da bambino e inseguì le “freghe” da ragazzo.

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PS: Non si capisce perché il Comune di Perugia abbia a suo tempo snobbato l’iniziativa non includendola fra quelle che facevano accreditamento nell’agone per il riconoscimento di città “verde”. Preferì portare gli abusati pannelli solari, arcinoti e perfino brutti. Spiegato perché si perdono certe battaglie: si prepara la tavola in modo approssimativo e abborracciato. Rimediando figure barbine. C’era altro su cui puntare. L’apiario urbano poteva risultare come un (prestigioso e originale) fiore all’occhiello. Si è preferito mettersi al bavero una stella di latta da sceriffo di cartoon.

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