Centri antiviolenza a rischio chiusura, l'appello dei consiglieri comunali del centro sinistra a Perugia

Interrogazione alla giunta comunale: sbloccare subito i fondi regionali per garantire il normale funzionamento delle strutture

Il centro antiviolenza è a rischio chiusura. Cosa intende fare il Comune di Perugia?

Se lo chiedono i consiglieri di opposizione del Pd e del centrosinistra in consiglio comunale interrogando la giunta e sollecitando il versamento dei contributi regionali per tali strutture: "

Il centrosinistra ha ritenuto opportuno aprire i lavori del Consiglio annunciando un’interrogazione in cui si chiedono tempistiche ed interventi da parte del Comune per sbloccare i finanziamenti necessari alla sopravvivenza del Cav". E ancora: "Abbiamo messo a disposizione il testo di tutti i gruppi consiliari, chiedendone una firma, un sostegno, che dopo una settimana spiace registrare non sia arrivato e non arriverà".

Non è finita qui: "Vista la situazione emergenziale in cui versa - spiega il Partito Democratico - , il centrosinistra a Palazzo dei Priori ha deciso di devolvere il gettone di presenza della suddetta seduta al Centro Antiviolenza di Perugia. Anche su questo il centro sinistra ha teso una mano agli altri consiglieri comunali, chiedendo loro di unirsi in un gesto minimale per un amministratore ma importante per le operatrici e per le donne e i minori bisognosi di aiuto e protezione. Anche su questo è con dispiacere e amarezza che si è costretti a riscontrare una totale chiusura, che cela distacco e noncuranza, da parte della maggioranza di centro destra, che ha fatto scivolare la proposta dei colleghi di centro sinistra nell’indifferenza e il silenzio".

“I centri antiviolenza sono strutture in cui vengono accolte donne che subiscono o sono minacciate da qualsiasi forma di violenza – si legge nella nota - Essi offrono diversi servizi alle vittime di violenza: accoglienza telefonica, colloqui personali, ospitalità nelle cosiddette case rifugio, assistendo così le vittime ed eventualmente i figli minori coinvolti nel percorso di uscita dalla violenza”.

In Umbria ne sono stati realizzati diversi, tra cui il centro “Catia Doriana Bellini” a Perugia e “Libere tutte” a Terni. A Perugia, dal 2014 al 2018, sono state accolte 1435 donne (162 dall’inizio del 2019), ospitate 97 con 102 minori, mentre a Terni, nello stesso periodo, sono state accolte 865 donne (103 nel 2019), ospitate 68 con 74 minori.

“È del tutto evidente che l’erogazione e il funzionamento di tutti questi servizi necessitano di risorse umane, ma, nondimeno, di coperture economiche – prosegue la nota - La Regione Umbria si è dotata di una normativa specifica che disciplina le politiche di genere. Ciò nonostante, il centro antiviolenza di Perugia e quello di Terni versano al momento in una condizione emergenziale a tal punto da considerarsi a rischio chiusura. In prima battuta, in quanto non sono stati ancora sottoscritti gli accordi e le convenzioni per il biennio 2019-2020, inoltre non è stato neanche elargito il finanziamento previsto per il 2019”.

Il rischio è quello dello sfratto, del distacco delle utenze e delle difficoltà di pagamento degli stipendi delle operatrici. Da qui l’interrogazione alla giunta comunale per chiedere “tempistiche ed interventi da parte del Comune per sbloccare i finanziamenti necessari alla sopravvivenza del Cav”.

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