Case popolari, la Regione Umbria cambia le fasce per gli affitti: tutte le novità

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato il regolamento per la determinazione dei criteri, parametri e modalità dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica

Si cambia. La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato il regolamento per la determinazione dei criteri, parametri e modalità dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica. 

Ecco le nuove fasce per gli affitti. Come spiega la Regione, tre sono le fasce reddituali prese in considerazione, l’area di protezione sociale, l’area amministrata e quella di decadenza; quest’ultima comporta la decadenza dal diritto all’alloggio quando l’Isee familiare superi per due anni consecutivi il limite massimo fissato.

Nell’area di protezione sociale, due sono le fasce di reddito prese in considerazione. Con un Isee inferiore a 3.000 euro annui il canone di locazione viene fissato in 45 euro mensili per i nuclei composti da due o più persone e in 35 euro mensili per i nuclei unipersonali. Con un Isee compreso invece tra i 3.000 e i 6.000 euro annui, i canoni salgono per i soli nuclei unipersonali a 40 euro mensili.

Nell’area amministrata invece entrano nel calcolo anche altri fattori, tra cui una percentuale di quello che sarebbe il valore oggettivo del canone della locazione, ma prevedendo una modulazione molto morbida degli aumenti a seconda del fatto che gli inquilini si trovino nella fascia Isee tra i 6000 e i 12000 euro annui, tra i 12000 e i 20000, oppure tra i 20000 e i 30000 euro.

Il regolamento, spiega una nota di Palazzo Donini, accoglie le raccomandazioni espresse dalla Terza Commissione consiliare e quelle partecipate in sede di audizione dai sindacati degli inquilini, dall’Ater regionale e dai dirigenti dello stesso assessorato, miranti soprattutto ad evitare che i canoni di locazione degli alloggi gravino in maniera eccessiva sulle famiglie assegnatarie composte da una sola persona.

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E ancora: "I criteri utilizzati per giungere ad una rimodulazione dei canoni, mantenendo in equilibrio i conti dell’Ater, sono stati in particolare due. Il primo è quello di attivare una modalità di calcolo che consenta una graduazione del canone coerente con l’andamento della capacità economica degli assegnatari. Il secondo è costituito dalla decisione di evitare di applicare variazioni in incremento o in diminuzione del canone stesso particolarmente traumatiche. Pertanto si è deciso di fissare un tetto alla percentuale massima di variazione degli attuali canoni, determinata a partire dall’Isee familiare".

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