Con una Candelora come questa, se il proverbio dice il vero, siamo rovinati (altro maltempo?)

Con una Candelora come questa (oggi 2 febbraio), se il proverbio “ardice”, ossia “si dimostra valido”, siamo rovinati. Recita il detto: “Si fa bel de Candelora, de l’inverno sémo fòra. Ma, si piove o tira vento, de l’inverno sémo dentro”. Fa tristezza verificare come una giornata così brutta e piovosa come l’attuale possa preludere a una ripresa dell’inverno piuttosto dura. Com’è noto, per la festa della Madonna Candelora (Presentazione al tempio di Gesù o Purificazione della Vergine Maria), durante la celebrazione liturgica si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”.

La stessa Candelora è considerata indicativa per prevedere le condizioni climatiche del periodo a seguire. La festa pagana di Imbolc, nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l'inverno e la primavera, ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce. Da lì la festa è stata acquisita dalla cristianità e dalla tradizione folclorica mediterranea. Ma, già che ci siamo, vale la pena di ricordare un paio di espressioni popolari. La prima si riferisce alle “candele” di ghiaccio che si formano quando si scioglie la neve sui tetti e scendendo dalle gronde gela.

È opinione comune che, finché ci sono quelle “candele”, il maltempo aspetta altro maltempo. Una seconda spigolatura si riferisce al costume dei bambini “mucciconi”, espressione che sta per “mocciosi”. Un tempo, quando non c’erano i comodi fazzolettini di carta per pulirsi il naso, specie i bambini “tiravano su”, ossia richiamavano il muco nelle cavità nasali. Era un comportamento poco educato, ma compatibile con le condizioni di miseria e di cattiva educazione dominanti, specie nelle campagne. L’espressione con cui si muoveva rimprovero era “Che fai, la madonna candelora?”. Peraltro, è noto che dalla mezzanotte inizia la Festa di San Biagio (3 febbraio), protettore della gola. Ma su questo torneremo domani.

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