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Martedì, 7 Febbraio 2023
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INVIATO CITTADINO Una Callas così non l’avevate mai vista

Ritratto in controluce del nipote Angelo Meneghini, perugino d'adozione

Una Callas così non l’avevate mai vista. Ritratto in controluce tratteggiato dal nipote Angelo Meneghini, perugino di convinta adozione. Un profilo assolutamente inedito, e irrituale, di quella che è considerata la più grande cantante lirica di sempre.

Il tutto contenuto nel libro fresco di stampa e non ancora presentato dal titolo “Se…” [prossima recensione nella rubrica LETTI PER VOI].

Tutto parte dalla primavera 1948, quando una sconosciuta cantante di origine greca, Maria Alogeropoulos, arriva a Verona per una sostituzione nell’opera “La Gioconda” di Amilcare Ponchielli.

La rubiconda fanciulla pasteggia (abbondantemente) in piazza Bra, al ristorante Pomari, quando cade sotto gli occhi di Battista Meneghini, zio paterno dell’autore. Nasce un’amicizia e qualcosa di più. Anche perché il cinquantunenne industriale si premura, e paga, perché la giovinotta venga seguita dal Maestro Tullio Serafin, sotto la cui guida Maria raggiunge un buon livello, fino ad esibirsi al Teatro della Fenice di Venezia.

Quando i familiari capiscono che Battista fa sul serio, cominciano a preoccuparsi. Per questioni d’interesse, s’intende! Temevano di veder volatilizzati i guadagni delle fornaci, delle quali il dinamico imprenditore si occupava fruttuosamente.

Intanto Maria si fidanza col gentiluomo, impara a parlare il veronese, riceve in dono una macchina Fiat 1100 cabriolet fuori serie e… ingrassa.

Ma lo zio – scrive l’Autore – era portato a confondere il proprio portafoglio con quello dell’Azienda di famiglia che amministrava nella massima fiducia dei cointestatari. I quali, a questo punto, gli tolgono la gestione degli affari comuni.

L’autore ricorda di aver frequentato la casa degli zii, considerando che Maria era una cuoca molto portata per i dolci, che preparava e consumava ad libitum. Aveva voluto una cucina all’americana (fatta venire espressamente dagli Stati Uniti), in spregio dell’arredamento tradizionale, di certo meno funzionale.

Il resto della casa conteneva pezzi d’arte in mobili e quadri d’autore.

Maria ingrassava e perdeva diottrie, tanto che portava occhiali con lenti spesse e, in scena, si muoveva con circospezione, non riuscendo a vedere il direttore d’orchestra. Sarebbe stata in seguito salvata dalle lenti a contatto.

Il nipote Angelo ammirava il suo seno strabordante e ne apprezzava la voce divina, la rapidità e l’impegno con cui imparava e si calava nei ruoli.

Poi le tournée all’estero e l’episodio in un atelier parigino. Quando una commessa le fece garbatamente notare che un vestito scelto non era adatto alla sua corporatura.

Donna molto volitiva, Maria cambiò alimentazione. Da quel giorno – racconta Angelo Meneghini – per tutta la vita, il suo pasto furono filetto alla brace senza sale e senza olio, verdure bollite scondite e una mela.

Riuscì (tra il 1952 e il ’54) a perdere 36 chili di peso. Si favoleggiò che avesse volontariamente ingerito il verme solitario (tenia solium).

Un giorno a Milano, in via Buonarroti, il nipote non la riconosce: perfetta, elegante, discreta. Non più la ragazzotta ignorante e impacciata. Era, insomma, diventata la Divina Callas.

Poi quella volta in crociera, quando lo zio Battista tornò da solo perché Maria era rimasta con l’armatore greco Aristotile Onassis e preso con lui un volo per Montecarlo. Nello yacht (il Cristina) con rubinetti e bagni d’oro, c’era la giornalista gossip americana Elsa Maxwell e l’ex primo ministro britannico Churchill. E fu subito… tradimento.

Lo zio si reca da Tina, prima moglie del magnate greco, che sembrò giustificare il marito. Da lì, lo zio Battista entrò in depressione e si adattò a subire la pesante ironia dei concittadini. Insieme alla solidale comprensione dei familiari.

Poi la Callas fu abbandonata dall’armatore greco, quando le fu preferita Jacqueline, vedova Kennedy. Entrò in fase artisticamente calante, girò Medea” con Pasolini e… fu trovata morta nella sua casa di Parigi. In circostanze misteriose e irrisolte. Era il 16 settembre 1967. Le sue ceneri furono sparse per il Mare Egeo.

Sorpresa finale. La madre e la sorella di Maria si fiondarono a Parigi per appropriarsi dell’eredità. Riuscirono a impossessarsi del tesoro di gioielli. Ma restarono di sasso quando scoprirono che l’accordo sottoscritto con Battista Meneghini, in tempi di armonia coniugale, prevedeva che ciascuno dei due lasciasse all’altro i propri beni. Erede universale, come si dice.

Così a Battista toccò la villa di Sirmione e ad altri dei beni mobili e immobili. Poi, alla sua morte, Battista Meneghini, “vedovo” Callas, lasciò tutto alla cameriera… che forse era stata qualcosa più di una semplice collaboratrice.

L’autore scrive: “Mi sposai, il 3 febbraio 1964, a Perugia, nella chiesa di San Pietro, e lui, lo zio, testimone di nozze, si lasciò sfuggire una “furtiva” lacrima. Io lo guardai e gli dissi ‘anche io sono emozionato, ma così è troppo’ e lui rispose ‘Qui cantò Maria, alla Sagra Musicale Umbra del 1949” [la Messa da Requiem, ndr].

Non aveva retto all’emozione, malgrado il trattamento irrispettoso e mortificante ricevuto dalla Divina. Colei che aveva tirato su dal nulla e che aveva aiutato a diventare una Stella. Una stella fulgente. Diventata poi una meteora. Lasciando al buio quanti l’avevano amata.

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