INVIATO CITTADINO Riscoprire la Perugia di una volta attraverso il calendario del mitico Tom

Una tradizione ricorrente come dono agli amici che ricevono con gioia l’almanacco, intriso di ironia aguzza e sorniona, volutamente naïf

Mese di ottobre, Fontenòvo, ospedale di San Crispino per tisici e mentecatti (Corporazione dei Calzolai)

Riscoprire la Perugia di una volta attraverso il calendario (2020) del fantastico Tom, pseudonimo del dermatologo-disegnatore Mario Tomassini.

Una tradizione ricorrente come dono agli amici che ricevono con gioia l’almanacco, intriso di ironia aguzza e sorniona, volutamente naïf.

In quell’efemeride – prefazionata alla grande da Mimmo Coletti – c’è un condensato di peruginità, declinata nelle forme di una raffinata diegesi narrativo-pittorica e raccontata a colpi di pennello e pennarello, su tela o su carta.

Giocosità arguta a far capo dal frontespizio, fin dal titolo: “Tom va alla (ri)scoperta di una Perugia (semi)sconosciuta”. Forse sconosciuta a quanti vanno in macchina, ma non a coloro che la percorrono pedibus calcantibus, in affettuosi percorsi della memoria.

Così, quell’ex “frego” del Borgo Bello si diverte a riproporre scorci di una città celata a chi non conosce quale e quanta storia sia passata fra quelle pietre che, come diceva Claudio Spnelli, “’n se sa le cose che m’hònn’ arcontato”.

Ed è tratto proprio dalla pagina di Spinelli l’esergo della poesia “Perugia” (“Per me Perugia è come ’n libbro upèrto…”) in cui il poeta della persuasa peruginità di Binni e Capitini esprime un lirico amore per la città, venerata fino all’ultimo giorno della sua vita.

Sfilano davanti ai nostri occhi la casa natale di Dottori in via del Deposito, l’Ipogeo di San Manno con quella lunga iscrizione etrusca, il ghetto ebraico di Pozzo Campana, l’Ospedale dei pellegrini in corso Cavour, oggi falegnameria di Gianni Caponi, la chiesa della Piaggia Colombata, i Lavatoi liberty vicino al Cassero, la chiesa di San Prospero, le scale del palazzo in via del Forno, la chiesetta campestre dei Cenciarelli, l’Ospedale di San Giacomo, l’Ospedale di San Crispino per tisici e mentecatti, della corporazione dei Calzolari, giù per Fontenovo. A chiudere, una delle tante porte del morto e, infine, grata appendice, una pianta di Perugia in cui si contrassegnano i luoghi elencati nei rispettivi mesi.

A coronamento del lavoro, addirittura una snella bibliografia coi testi fondamentali di riferimento, di ieri e di oggi. Insomma: si direbbe quasi uno strumento didattico (“provocatoriamente”, scrive Tom, volendo significare che è impossibile non conoscere l’ubicazione di quei luoghi).

Ma il versante che più interessa non è solo quello del viaggio materiale (è bene andare a vedere o a rivedere quei posti), ma l’itinerario dello spirito, degli affetti, delle memorie.

Peraltro il calendario è attraversato da una serie di rimandi trasparenti… per chi li sappia riconoscere. Con allusioni e ironia, Tom mette Fontenovo, direzione cimitero, nel mese dei morti. Ma anche i Cenciarelli in agosto, dato che l’ultima domenica del mese è quella della Festa. Così come compaiono spaccati antropologici, evocando (a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo) il profumo e il sapore della patatina del sòr Carlo, in via del Forno, quando facevamo la fila per quelle fette di patate, collegate da uno stecchino, impastellate e fritte alla meglio in un pentolino. Eravamo poveri ma, come si dice, non ci mancava nulla. Camminavamo sicuri, magari senza un soldo in tasca, ma padroni delle strade della città, come i nostri antenati medievali.

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Un calendario, dunque, da collezione. Un dono prezioso e raro. Che ci restituisce di rimbalzo amore e amicizia, memorie e affetti. Forse qualche rimpianto. Ma solo per la giovinezza, consumata con dolce incoscienza.

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