Sabato, 24 Luglio 2021
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L'uccisione dei cinghiali nella Consulta degli animali, insorge la Lav: "Inutile strage legalizzata"

La Lega anti vivisezione: "Politica fallimentare: la caccia è aperta tutto l'anno ma i danni all'agricoltura continuano a crescere. Incidenti stradali? Rispettare i segnali, posizionarne di nuovi e svuotare i cassonetti della spazzatura"

Inutili le rimostranze delle associazioni animaliste intervenute: l'uccisione dei cinghiali entra nella Consulta per la tutela degli animali che si è tenuta il 26 maggio a Perugia nella Sala dei Notari a Palazzo dei Priori. Tra chi si oppone a quella che reputa una "strage ingiusta, grave, dannosa e incapace di risolvere le problematiche reali della presenza dei cinghiali in città" c'è anche la Lega anti vivisezione.

"Il mondo politico/amministrativo/venatorio, intervenendo quale fautore della caccia 'tout court' - scrive in una nota la Lav - argomenta, ancora una volta, con tesi improprie, datate, anacronistiche e fallimentari. 
Va notato però che oramai tutti i passaggi burocratici, di competenza della Prefettura, della Regione dell’Umbria, del Comune di Perugia e della Questura, sulla 'gestione cinghiali in ambito urbano' sono stati fatti e che la Regione ne ha già stabilito le modalità operative, ovvero la morte dei cinghiali, ben prima di questo incontro richiesto dai Presidenti della Consulta per la tutela degli animali. A nostro avviso è stato ingiusto aver potuto avanzare queste tesi, arrivate già a decretare la morte degli animali, in un luogo nato per difendere i loro diritti, la loro incolumità". 

E ancora: "Noi della Lav riteniamo che la caccia sia una strage legalizzata, che si tratti di un vero e proprio paradosso etico-giuridico, in quanto con essa, non approvata da oltre l’80% dei cittadini, si autorizza l’uccisione degli animali selvatici che popolano le nostre campagne, i boschi e in generale la natura. La morte degli animali per indiscriminate ragioni di numero e ingiuste regole venatorie dovrebbe essere sempre evitata. 'Patrimonio indisponibile dello Stato' sono gli animali selvatici, quindi di proprietà di nessuno. Paradossale giuridicamente, a nostro avviso, è quindi l’autorizzazione ad ucciderli da parte dei cacciatori quando si possa, invece, incriminare per furto aggravato il comune cittadino che corre in aiuto di un animale selvatico ferito, e che per curarlo lo porti nella propria abitazione".

La convinzione della Lav è che "gli equilibri in natura si mantengano senza l’intervento funesto dei cacciatori, prova ne è il fatto che, nonostante la caccia sia aperta tutto l’anno, i danni all’agricoltura sono in continua crescita. Riteniamo che la caccia sia guidata e sostenuta da una falsa informazione volta a favorire gli interessi dei cacciatori i quali, invece, sanno bene che qualsiasi specie animale sottoposta a forte pressione venatoria, attiva d’istinto reazioni conservative; che per il cinghiale odierno, purtroppo frutto di molteplici incroci, si può ricorrere ad una riduzione delle nascite favorita da metodi incruenti".
   
Rispetto ai cinghiali che arrivano in città in cerca di cibo, attraversando strade che sono "vere e proprie frammentazioni dei loro territori" ma che possono causare incidenti agli automobilisti, "è opportuno rispettare i segnali stradali - affermano ancora dalla Lega anti vivisezione -, posizionarne di nuovi più efficaci, svuotare i cassonetti dell’immondizia, evitare di dare loro del cibo anche se lo si fa con buone intenzioni". 

La Lav, "che senza garanzia di un dialogo serio, rigoroso e onesto fra le parti non parteciperà più a riunioni come quella del 26 giugno", fa appello affinché le amministrazioni pubbliche "prendano finalmente atto che solo la sperimentazione di nuovi approcci potrà consentire il raggiungimento del desiderato equilibrio fra gli animali selvatici e le attività umane svolte nei loro territori. Anche perché un approccio serio e realmente efficace potrebbe mettere d’accordo tutti, agricoltori, animalisti e amministrazioni".

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