INVIATO CITTADINO Buon 90esimo compleanno Claudio Spinelli

Oggi, 12 giugno 2020, sarebbe il novantesimo compleanno del poeta perugino Claudio Spinelli

Claudio Spinelli e il suo San Francesco (fotomontaggio di Leandro Battistoni)

Oggi, 12 giugno 2020, sarebbe il novantesimo compleanno del poeta perugino Claudio Spinelli. E siamo contestualmente a festeggiare il 40.mo anniversario dalla pubblicazione della sua prima raccolta “’L Foco ntol camino”, uscita per i tipi di Guerra nel 1980.

Claudio ci ha lasciato nel dicembre del 2002, essendo nato il 12 luglio del 1930. Stesso genetliaco di Sandro Penna (che era però del 1906), massimo poeta perugino in lingua italiana, costretto a lasciare una città che lo faceva soffrire a causa del pregiudizio contro le sue inclinazioni sessuali.

Claudio era nato in via della Viola, non – come erroneamente si legge nel suo “opera omnia” – in Borgo XX Giugno. E nemmeno (come dicono altri) in via dell’Arco, dove invece visse fanciullezza e gioventù, seguendo gli insegnamenti etici e politici di Memmo Miliocchi e frequentando la sezione repubblicana nella soprastante via del Verzaro.

Oggi via dell’Arco, a far capo dal dicembre 2012, è intitolata al nome e alla memoria di Claudio. Fui io stesso, con un’operazione spregiudicata, assecondato dalla complicità amichevole e culturale dell’allora assessore Andrea Cernicchi, a promuovere e realizzare questo cambiamento della toponomastica storica. E credo che la città ci debba gratitudine per aver lasciato ai posteri, e ai tanti studenti dell’adiacente liceo ginnasio Mariotti, questa eredità di memorie e di cultura, di affetti e identità.

A lato del portone del Mariotti la lapide che ricorda il poeta Giovanni Bini Cima e nella stradina adiacente Spinelli. Manca, sciaguratamente, in quella lapide toponomastica, l’indicazione “politico e poeta”, con data di nascita e di morte, indicazioni che una legge ottusa ci impedì di far incidere. Ma non si può mai dire. Forse un assessore intelligente come Leonardo Varasano, con vivo compiacimento della famiglia di Claudio, potrebbe fare un colpo di mano, o di scalpello, e portare la cosa a rimedio. Credo che sarebbe un atto di giustizia. A conferma del brocardo “Summum ius, summa iniuria”. Perché i posteri – se questo atto dovuto non si fa – si chiederanno chi fosse e quando sia vissuto il nostro Claudio, corifeo e capo cantore di peruginità. E magari non avranno la curiosità di andare a leggerne la poesia. Insomma, quella memoria si perderà.

Nell’allora via dell’Arco, Claudio visse una difficile adolescenza, godendo però del panorama di San Francesco al Prato e del suono dolce della campana maggiore, nota col nome di Viola. Tra le varie avventure degne di memoria, si ricorda come, dalla finestra della cucina, il babbo e la mamma passarono – tramite un bastone – pane, castagne e qualche patata cotta (una volta perfino maccheroni!) ai giovani rinchiusi nel liceo e pronti per la deportazione in Germania. E Claudio lo racconta in pagine intense (“La finestra de via de l’Arco”) che suscitano ancor oggi commozione.

Lunga vita alla pagina immortale di Claudio Spinelli che intuì come sarebbe riuscito a sopravvivere, grazie alla parola poetica, ben oltre l’esistenza terrena.

La poesia che mi piace proporre s’intitola “Cent’anni” e dice: “’L dodice giugno del dumil’e trenta / avrò cent’anne ’n cas’ mai ciarivo. / Si ’nvece gné la fo nu’mmé sgomenta / ché cambia poc’ormai ’n tra mort’o vivo. / ’N sarò tuquì, sarò sott’a ’n cipresso / benzì cent’anne ce l’avrò listesso”.

Claudio riposa al cimitero di Montebello, sotto un ulivo, e oggi compie novant’anni. Chissà se ci saremo tutti fra dieci anni a festeggiare il suo centenario.

Di certo ci sarà la sua pagina immortale, lirica, imperitura. Trionfo della lingua e della sensibilità, rude e dolcissima, di noi perugini.

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PS: Per chi voglia sentire qualche poesia del grande Claudio, l’invito ad entrare nel profilo “Pulchra Perusia” o “Amici dell’Accademia del Dónca” da stasera stessa per un’intera settimana. Potrà seguire la mia breve presentazione e alcune poesie lette dall’attore Leandro Corbucci.

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