L'INTERVENTO - Bisogno di famiglia, coccole e regole

Gianluca Tuteri, medico pediatra e vice sindaco di Perugia con delega a scuola e politiche per infanzia e adolescenza sugli ultimi episodi di bullismo emersi

Pochi giorni fa la notizia di cronaca del fatto di bullismo accaduto nella nostra città che ha provocato, come sempre, una pletora di scritti sui quotidiani cartacei, on-line addirittura la stampa nazionale.

Ipocrisia ed edonismo come al solito hanno prevalso. I numeri del bullismo indicano che un evento del genere non dovrebbero fare notizia perché i più sono misconosciuti. L’unica, vera notizia è quella che finalmente la rete di controllo ha funzionato: i compagni di scuola hanno raccontato agli insegnanti, gli insegnanti hanno denunciato all’autorità, e il giudice ha applicato la legge. Quindi, la notizia è che tutto ha funzionato secondo le regole, questa dovrebbe essere la prassi che di solito non fa notizia. Così dovrebbe e potrebbe sempre accadere se i ragazzi non si nascondessero per paura talvolta per complicità (entrambe comprensibili in giovane età), se gli insegnanti non sminuissero i fatti e se i giudici applicassero anche ai minorenni le sanzioni che la legge prevede.

Uno tra tanti di questi articoli mi ha colpito quello di un associazione di ragazzi che indicava la colpa dei fatti nella mancata prevenzione conseguenza della debole educazione familiare. Negli ultimi tempi sempre più spesso sono i giovani a ribellarsi all’agire dei grandi: Greta (della quale non condivido il tema), Ethan Lindeberg, il ragazzo che si oppone ai genitori per non averlo vaccinato, e ora gli studenti di Perugia; tutti lanciano un monito a noi genitori: guardate che così come vi state comportando distruggete il nostro futuro (valori, famiglia,salute, terra). E’ da qui che dobbiamo partire da questo monito che insolitamente ci giunge da chi dovrebbe ascoltarci. Il mondo alla rovescia, si ma prendiamone atto e agiamo di conseguenza.

Il Cardinale Bassetti certo non sapeva quando domenica 29 pronunciava toccanti parole in occasione della festa della Famiglia di Nazareth  sul ruolo della famiglia. Da una parte il Cardinale stigmatizzava il ruolo centrale della famiglia come modello educativo dei figli. La famiglia luogo dove si danno e si ricevono gli affetti, linfa vitale per la crescita e lo sviluppo sereno e armonioso dei figli e sostegno per lo sforzo quotidiano dei genitori. Luogo in cui tanto madre che padre sono elementi fondamentali svolgendo ciascun un proprio compito innato: l’accudimento amorevole e l’insegnamento delle regole di vita. La famiglia dispensatrice di amore e regole, regole e amore che proprio perché frammiste si apprendono senza difficoltà.  Sì, perché oltre alle regole anche l’amare il prossimo, si apprende se detto e soprattutto mostrato. Penso per questo, alla famiglia dei ragazzi che hanno esercitato quelle terribili e odiose violenze nei confronti di un loro amico.

Che cos’è mancato in quella famiglia che ha portato i propri figli a sviluppare odio anziché amore, violenza anziché rispetto.  Gli esperti la chiamano povertà educativa e da tempo conseguentemente promuovono l’educazione genitoriale, incorrendo però nell’errore di non distinguere la differenza tra istruzione ed educazione, quest’ultima praticamente impossibile nei confronti degli adulti.

Quotidianamente mi capita di parlare con famiglie, spesso, trovo padri vestiti allo stesso modo dei figli, con gli stessi orecchini e gli stessi jeans strappati, figli che chiamano per nome il padre, madri che mentre parlo usano il telefonino insieme alle figlie che poi vengono ammonite con epiteti che fanno rabbrividire. Che nei ragazzi sia innato il desiderio di infrangere le regole questo è certo, da sempre, ma che oggi la famiglia non li tuteli dal rischio che la lieve infrazione possa diventare una madornale devianza, questo è altrettanto certo. Domenica all’Angelus il Papa ha richiamato i ragazzi a non usare i telefonini durante il pranzo, direi di più magari ci fosse il pranzo in famiglia anche solo per discutere anche per scontrarsi, anche con il telefonino in mano ma almeno un momento per stare insieme. Forse questo momento quei ragazzi non lo hanno vissuto e chissà per quale motivo i loro genitori gli hanno sottratto quel diritto di apprendere il giusto agire. Perchè vedete se oggi, i bulli, sono con il loro agire i carnefici, in seguito del loro agire saranno vittime.

Dunque seguendo il suggerimento dei nostri figli lavoriamo sulla famiglia per avviare la prevenzione del disagio, si ma nel verso contrario fin qui utilizzato, Il nostro compito sarà dunque quello di intervenire sui ragazzi nella speranza che siano loro stessi a educare i propri genitori, ribellandosi al loro comportamento sbagliato. 

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*Gianluca Tuteri
Medico pediatra
vicesindaco e assessore a scuola e politiche per infanzia e adolescenza del Comune di Perugia

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