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INVIATO CITTADINO Box moderni in via Mazzini, ferve la discussione

De gustibus non disputandum”, dicevano gli antichi. Il bello e il brutto come categorie riconducibili alla sfera della soggettività

Vittorio Settequanttrini e Marta Corazzi davanti a uno dei nuovi box di via Mazzini mostrano il progetto col risultato finale

Box moderni in via Mazzini…“De gustibus non disputandum”, dicevano gli antichi. Il bello e il brutto come categorie riconducibili alla sfera della soggettività.

Mentre ferve la discussione su quei manufatti, non sembra fuori luogo sottolineare alcuni elementi… comunque la si pensi.

Oltre alla difesa d’ufficio dell’immobiliarista perugino Vittorio Settequattrini, vengono in soccorso alcune considerazioni offerte da Marta Corazzi, giovane responsabile dei negozi Damiano Parati di Perugia.

Marta e Vittorio convengono nel sottolineare come oggetti di questo tipo vengano proposti quali elementi di arredo urbano nella capitale francese e nella città di Montecarlo. Potrebbe trattarsi di una modalità di accredito non… provinciale.

Che si tratti di oggetti di lusso è in qualche modo avallato anche da un prezzo non proprio economico: si parla di un costo di 100mila euro, ossia un paio di centinaia di milioni del vecchio conio.

Un'altra forma di accreditamento è costituita dal vaglio al quale gli oggetti sono stati passati da parte della maison Chanel che, in materia di gusto e di fashion, difficilmente può essere messa in discussione.

Spiega Vittorio: “La Chanel ha voluto esaminare il progetto e verificare l’esito estetico e funzionale in ogni passaggio della realizzazione”. E aggiunge: “Non solo ha sancito un’approvazione incondizionata e convinta, ma ha scucito ben 8 mila euro per impegnare uno degli spazi pubblicitari, più 3 mila euro mensili di canone. Con un contratto poliennale. E scusate se è poco. Altrettanto hanno fatto altri marchi famosi. A riprova del fatto che i box vengano accreditati di un notevole appeal”. Alla faccia di chi li ha bollati con epiteti ingiuriosi come “catafalchi” funerari e roba del genere.

Consiglia: “Prima di demonizzare, venite a vederli anche di sera, quando l’illuminazione interna conferisce loro un aspetto particolarmente gradevole”.

Gli fa eco Marta, osservando come vada elogiato l’impegno della ditta Damiano Parati, aretina di origine e ormai solidamente legata alla Città del Grifo. Tanto da aver aperto addirittura cinque negozi in zona Perugia, di cui ben due nell’acropoli (piazza IV Novembre e corso Vannucci).

Sottolinea: “Non si tratta di un mero investimento, ma di un atto di fiducia nella città. Pensiamo, infatti, anche ai risvolti economici e occupazionali. Qui prenderà servizio una giovane regolarmente assunta, che si aggiunge ai diversi dipendenti in forza all’azienda”.

Dice infine: “Sospendiamo il giudizio: aspettiamo di vederne l’effetto quando saranno operativi con riviste e quant’altro”.

L’osservazione da aggiungere consiste nella considerazione che i box sono ancora in fase di allestimento e montaggio, mancando lo zoccolo inferiore marmorizzato che coprirà i piedini regolatori e di stabilizzazione, ancora a vista. E poi, si sostiene che col tempo assumeranno un colore bronzato e meno impattante.

Così dicendo, Vittorio Settequattrini e Marta Corazzi si fanno immortalare con lo scatto in pagina che propone il progetto definitivo. Che ciascuno la pensi come vuole, ma non si dica che gli oggetti “fanno schifo”, come suona una valutazione espressa dai soliti “conigli da tastiera”. Nascondersi dietro un profilo social o uno pseudonimo non fa onore all’onestà di giudizio. E poi, in generale, certe espressioni spregiative del lavoro degli altri andrebbero evitate. Comunque la si pensi.

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