Il blog di Franco Parlavecchio - E’ scoppiata la terza guerra mondiale: non in Medio Oriente, nell'Australia in fiamme

E’ scoppiata la terza guerra mondiale: non in Medio Oriente, in Australia. Si chiama guerra del fuoco. Coinvolge una zona molto vasta ma non interessa a nessuno perché non c’è petrolio da spartire, c'è solo da difendere le ricchezze offerte dalla natura, quelle che non siamo in grado di conservare e valorizzare. L’Australia è una terra abituata agli incendi, anche di tipo doloso, ma quello che è successo negli ultimi giorni è una catastrofe senza precedenti.

Eppure, a livello mondiale, la distruzione di intere aree boschive è stata un semplice fenomeno mediatico da osservare come tutti gli altri, senza alcun intervento attivo da parte della comunità internazionale. Un po’ sorprende che un Paese civile come l’Australia non sia ancora riuscito a creare un sistema di difesa delle aree naturali attraverso l’uso di sensori sparsi su tutto il territorio che possano anticipare il problema per prevenire il propagarsi del fuoco; ma ancora più sorprendente è l’indifferenza globale.

Perché se all’inizio c’è stata solo una fredda reazione, come se il problema non ci riguardasse, dopo troppi giorni abbiamo assistito alla mobilitazione di tanti artisti impegnati a raccogliere fondi. Gli Stati, i grandi assenti di questa vicenda, si sono rivelati colpevolmente incapaci di promuovere una vera mobilitazione internazionale a tutela dell’ambiente.  Poco tempo fa il nostro Ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva lanciato un'idea del tutto condivisibile, cioè di creare una task force Onu per salvare le aree green del pianeta. La creazione dei caschi verdi per la natura avrebbe potuto fornire una risposta decisa anche rispetto al problema dei cambiamenti climatici, con un' assunzione di responsabilità attraverso un approccio globale e attento, a prescindere dalle distanze geografiche.

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Tali forze potrebbero rivelarsi uno strumento utile anche ad aumentare l’informazione e la consapevolezza su temi che riguardano la crescita economica ricondotta ad una dimensione ecologica, sviluppando una rete di competenze a difesa e sostegno delle aree verdi del pianeta. Al tema del cambiamento climatico, della difesa del territorio, del dissesto idrogeologico, occorre aggiungere atti tangibili e non solo piani da realizzare entro 50 anni, come è successo in tutte le ultime conferenze internazionali sullo sviluppo sostenibile e la difesa dell’ambiente.  Solo parole, pochi impegni e sempre con orizzonti troppo lontani. La guerre che conosciamo sono dedicate alla conquista di territori pieni di oro nero, dimenticando l’oro verde, quello che guarda alla nostra sopravvivenza

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