Il jazz di Perugia Big Band conquista il Paese, ma non è profeta in Patria. A quando l'esordio a Umbria Jazz?

Nemo propheta in patria? Proprio così. Succede anche alla Perugia Big Band, prestigiosa compagine musicale, fiore all’occhiello del jazz perugino. La frase, perfino abusata, sta ad indicare la difficoltà ad emergere in àmbiti familiari. Per dire che sei apprezzato più fuori casa che nell’ambiente di provenienza. E questo accade anche alla Band che ha portato nel mondo il nome e il talento dei musicisti nati e pasciuti fra i travertini della Vetusta.

La notizia è questa: venerdì 7 giugno a Tolentino (Basilica di San Nicola, ore 21:15) una straordinaria anteprima "fuori regione". “In attesa, comunque, che anche la nostra Perugia si risvegli”, ci dice Fabrizio Rapastella, sax contralto e clarinetto d’eccellenza. Intanto ricordiamo che la proposta musicale consiste in un unicum della composizione di tutti i tempi: ossia il “Sacred Concert” di Duke Ellington.

Un lavoro mai rappresentato in Umbria e che meriterebbe un palcoscenico adeguato. Racconta Alberto Mommi: “Si tratta di una compagine formata da 50 coristi + big band + voce solista, per complessivi 70 elementi”. Sul palco il Coro polifonico “Città di Tolentino”, il nostro coro perugino “A Priori”, la Big Band (diretta da Massimo Morganti), voce solista Marta Raviglia, direttore Aldo Cicconofri. Nota non trascurabile: ingresso libero.

Dunque un’opera titanica, ambiziosissima, maestosa. “La presenteremo – confida l’amico Fabrizio – ad un pubblico trasversale: cattolico, laico, jazzista, classicista. Insomma è un ‘lo vorremmo fare noi per la prima volta’, ma anche, e soprattutto, nella nostra città”. The impossible dream? Aggiunge: “Ci farebbe immenso piacere averti tra noi il giorno del concerto”. E l’Inviato Cittadino gira la proposta alla città in tutte le sue componenti culturali, musicofile, economiche, politiche. Vogliamo proprio rinunciare, noi perugini, ad applaudire i nostri eccezionali musicisti? 

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Ma, aggiungo: perché privarci del piacere di farlo a casa nostra? Non si potrebbe ascoltare l’esecuzione dell’opera in piazza IV Novembre, in occasione del 10 Agosto, davanti alla chiesa cattedrale, intestata al martire tormentato sulla graticola? Non sarebbe una prova, e una rivendicazione, di orgogliosa identità? Oppure per l’inaugurazione dell’auditorium di San Francesco al Prato, luogo intriso di misticismo, francescanesimo e storia cittadina? Siamo sicuri che anche il vecchio Duke approverebbe.

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