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Bandiera che sventolò a Porta San Pancrazio sulle barricate della Repubblica Romana (foto Vanni Capoccia)

Bandiera che sventolò a Porta San Pancrazio sulle barricate della Repubblica Romana (foto Vanni Capoccia)

INVIATO CITTADINO A Perugia la bandiera insanguinata che sventolò sulle barricate della Repubblica Romana

Nei locali della Società di Mutuo Soccorso di via dei Priori è esposta la bandiera italiana che sventolò sulle mura di Porta San Pancrazio a Roma, durante i giorni della Repubblica Romana

Non solo la Costituzione all’Augusta. Tra i cimeli della SOMS di Perugia, c’è anche la bandiera insanguinata che sventolò sulle barricate della Repubblica Romana.

Nella giornata del 9 febbraio si commemora lo storico anniversario della Repubblica Romana e, con l’occasione, ci piace ricordare una circostanza e una presenza memorabili.

Nei locali della Società di Mutuo Soccorso di via dei Priori è esposta la bandiera italiana che sventolò sulle mura di Porta San Pancrazio a Roma, durante i giorni della Repubblica Romana.

Quella bandiera è in buona compagnia, poiché sta insieme ai labari che documentano e testimoniano le stragi perugine del XX Giugno 1859, a perenne memoria di sacrificio e amor di patria.

Ma come è pervenuta a Perugia? Chiediamo a Vanni Capoccia, membro eminente e custode informato dei cimeli di proprietà dell’antica istituzione solidaristica cittadina.

“La bandiera è stata donata alla Società Operaia da Alessandro Igi, primo internazionalista umbro”.

Chi ha ricostruito i passaggi di questa storica e simbolica donazione?

“Lo storico Franco Bozzi, cui va riconosciuto il merito di aver individuato fonti e documenti sulla base dei quali si può accreditarne l’origine. È stato Bozzi a precisare, e pubblicare, il fatto che la bandiera sventolò sulle barricate romane nel 1849”.

Non si tratta di un manufatto qualunque, vero?

“Certamente. Una testimonianza materiale che si carica del valore aggiunto e simbolico della macchia di sangue che si vede in alto” (qualcuno, sebbene ferito, volle trarla in salvo e sottrarla al ludibrio dei nemici, ndr).

Nel ricordare la socia, comune amica e bibliotecaria Serena Innamorati, vuoi dirci che parte ha avuto in proposito?

“Ci risulta che, nel periodo in cui fu a Bruxelles, Serena ha trovato documenti o articoli di giornale nei quale si parla di Igi. Che da una finestra agitò sventolandola una bandiera tricolore. Molto probabilmente si tratta di questa che ebbe la volontà di donarci”.

Per dovere di cronaca riportiamo la vulgata che racconta come la bandiera sia stata portata nascosta tra la stoffa e la fodera di un cappotto (ndr).

Nella nostra sede (parlo come socio), accanto alla bandiera della Repubblica Romana, ce n’è una “normale” (o quasi). Da dove viene?

“Ricordo che l’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi, visitando una mostra in cui era esposta la nostra bandiera, si fermò ad ammirarla”.

E tu cosa facesti?

“Scrissi al Presidente della Repubblica, chiedendogli il dono di una bandiera” (com’è noto, Ciampi si adoperò convintamente per un rilancio dell’orgoglio nazionale, non in senso rozzamente sciovinistico, ma in una dimensione fortemente identitaria, ndr).

Poi cosa accadde?

“Dopo qualche tempo (quello necessario, agli Uffici presidenziali, per aprire un dossier e svolgere accertamenti sulla identità e storicità della nostra bandiera), arrivò il dono, consistente nella bandiera adesso esposta accanto alla nostra”.

Si tratta di una bandiera “qualunque”?

“All’apparenza, sì. Salvo il fatto che porta la scritta ‘Il Presidente della Repubblica’. Da qui la nostra scelta di affiancarla a quella della Repubblica Romana”.

Vuoi dire qualcosa, in occasione del corrente centenario dalla nascita di Ciampi?

“Interpretando anche la volontà del nostro presidente Primo Tenca, mi piace rilevare che la Società di Mutuo Soccorso ricorda il Presidente Ciampi con affetto e riconoscenza. Non solo per quello che ha fatto per il Paese, ma perché grazie a lui abbiamo arricchito il nostro già notevole patrimonio di Labari e bandiere storiche”.

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