Perugia, per prendere il bus occorre una laurea in informatica

Tra app e siti internet, alla faccia del rispetto per gli anziani

Per prendere il bus occorre una laurea in informatica. Alla faccia del rispetto per gli anziani. Alcuni se ne sono accorti e lo hanno segnalato all’Inviato Cittadino.

Mi scrive la cantante e attrice Simona Esposito: “Nelle paline alle fermate hanno messo un QRcode, un "quadratino" che va fotografato e letto con un'app del telefono. In alternativa, bisogna collegarsi con un sito che ha un indirizzo complicatissimo (qui, una sciocchezza! ndr). Dimmi tu: come fa un anziano, uno che non ha uno smartphone o che non abbia dimestichezza con le app, a sapere quando passa il suo autobus?”

Risponde in social Grazia Catanuto: “Anche mia figlia 19enne lo ha notato e, pur disponendo di uno smartphone, trova la cosa macchinosa. In alternativa, bisogna usare l'applicazione “moovit” (qui, ndr) che è privata, ma ha tutte le indicazioni sui mezzi di trasporto perugini”. Di una semplicità “disarmante”! Roba da matti.

Le paline dei mezzi pubblici non portano più gli orari ma un enigmatico QRcode. Qual è il problema? Basta dotarsi di uno smartphone, inquadrare: si ha subito ciò che serve. Oppure, si scarica l’app e il gioco è fatto. Sembra di vivere in un Paese diverso: futuristico, supertecnologico, inclusivo (?). Nemmeno Orwell avrebbe saputo fare di meglio.

Ma in che mondo vivono coloro che occupano i posti decisionali? Sono così staccati dalla realtà da ritenere che tutti i cittadini abbiano a disposizione telefoni e competenze adeguate per raccogliere le informazioni desiderate? Anche anziani, ipovedenti, analfabeti informatici?

Costava molto riportare gli orari a disposizione del colto e dell’incolto?

“Ce lo impone l’Europa”, è ormai divenuto un ritornello insopportabile. Non c’è Europa che tenga. Se, a costo zero, si può erogare un miglior servizio, non so quale corte europea possa comminare sanzioni agli inadempienti.

Si potrebbe, insomma, aggiungere l’orario scritto in caratteri comprensibili a tutti, fatti di numeri e lettere, nel rispetto del brocardo “Ciò che abbonda non vizia”.

Commenta sapidamente Novella, figlia del grande ceramista faentino Germano Belletti (Maestà di via delle Volte): “Non hai lo smatphone? Attàccati al… bus!”. Della serie: chi urla urla e chi ha prurito si gratti! (“e lascia pur grattar dov’è la rogna”, Dante, Paradiso, XVII, parla l’antenato Cacciaguida).

Critica Lorita Rossini: “Peccato veramente. Chi ha pensato a questa trovata deve avere un senso civico pari a zero”. Impossibile darle torto.

Quale la soluzione? Ti metto le due cose insieme; il QRcode, ma anche l’orario leggibile da chiunque. Questa sarebbe una risposta di buon senso, oltre che di civiltà e rispetto umano.

Ma il buon senso e il rispetto non abitano più qui.

E se lo scopo, non tanto recondito, fosse quello di lasciare gli anziani a casa, a fare la muffa davanti alla tivù, anziché stare in giro a “rompere”? Missione compiuta! Genialata riuscita! Proprio un bell’esempio di democrazia praticata.

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