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INVIATO CITTADINO L’Auditorium di San Francesco al Prato è veramente un colabrodo?

Lo afferma, in un post ripreso da più parti, il fagottista Luca Franceschelli, appartenente a una famiglia di musicisti blasonati, e dunque titolato ad esprimere giudizi motivati e competenti, a ragion veduta

L’Auditorium di San Francesco al Prato è bello ma, quanto a funzionalità, può essere definito veramente un colabrodo? Lo afferma, in un post ripreso da più parti, il fagottista Luca Franceschelli, appartenente a una famiglia di musicisti blasonati, e dunque titolato ad esprimere giudizi motivati e competenti, a ragion veduta.

L’occasione dei rilievi gli è stata fornita dal concerto, tenuto il 19 luglio nell’antica chiesa perugina, insieme a Uri Caine. Dunque, non di riflessioni teoriche o di polemiche strumentali si può correttamente parlare, ma di limiti oggettivamente rilevati e legati alla volontà di contribuire a salvare il salvabile.

Non resta che enunciarli sommariamente, nella speranza che si possa porre rimedio alla bisogna.

Luca osserva e mette in luce criticità rimediabili, ma pure questioni sulle quali ci sarà ben poco da fare. Le osservazioni sono in parte strutturali e in parte legate a preoccupazioni relative all’acustica.

La prima questione è relativa al palcoscenico: stretto e lungo, mentre buona pratica sarebbe stata quello di realizzarlo largo e corto. Manca una pedana e ogni volta ci saranno da fare allestimenti ad hoc.

La sicurezza dei musicisti sarebbe messa in forse dalla mancanza di una balaustra (che si può sempre apporre, ndr) e dall’accesso possibile su un solo versante (mentre sarebbe stato utile prevedere uno spazio di ingresso e uno di uscita).

I camerini sono inadeguati, con accessi stretti, tanto da rendere problematico il passaggio di strumenti voluminosi, come il contrabbasso e il basso tuba.

La scala che adduce al palco è lunga, stretta e scomoda, specie per musiciste coi tacchi che dovranno fare autentici equilibrismi.

Pannelli acustici sopra il palco non sono stati collocati, ma forse si potrà ancora fare, smontando le luci.

Tra le necessità alle quali si può mettere una pezza, c’è quella di schermare la vetrata alle spalle, col sole a picco su musicisti e parte iniziale della platea. Altre osservazioni sulla posizione della biglietteria, sulla mancanza di guardaroba (necessario, specie in inverno con abbigliamento pesante). La posizione di spettatori ai lati, con musicisti visti di spalle, viene ritenuta inadeguata.

Insomma: prima di procedere alla messa in funzione dell’auditorium, ci sono interventi indispensabili. Perché non chiedere la consulenza di esperti del milieu musicale, in grado di fornire utili indicazioni?

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