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Terremoto e prevenzione, il ministro Giovannini: "Criticità? Investire su qualcosa che non crea subito consenso"

Il titolare dei trasporti ad Assisi per il venticinquennale del crollo della Basilica provocato dal terremoto: "Giorno del ricordo, ma anche una festa per il grande lavoro fatto per restituire al mondo questi luoghi"

"È una giornata di ricordo di un dramma che ha colpito non solo Assisi, ma tutto il mondo. Accanto al dramma, c’è il lavoro il tanto lavoro realizzato per ridar vita a questo luogo meraviglioso. Quindi celebriamo il lavoro degli uomini e delle donne che si sono impegnati per questo risultato, è quindi anche un momento di festa”. Lo ha detto il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Enrico Giovannini, a margine delle celebrazioni in occasione del venticinquesimo anniversario della scossa di terremoto che provocò un crollo nella Basilica di Assisi, crollo nel quale morirono quattro persone: padre Angelo Api, Zdzislaw Borowiec un giovane ai primi passi del cammino per diventare frate, e due tecnici della Soprintendenza, Bruno Brunacci e Claudio Bugiantella. Undici le vittime in tutto.

“A chi governerà il Paese consegniamo questo messaggio – ha aggiunto - che bisogna lavorare molto per preparare le nostre strutture a eventi come quelli che possono accadere” e soprattutto che bisogna dotarsi di “una governance per poter affrontare i disastri naturali nel modo più efficiente possibile e investire nella resilienza prima che accadano le cose e non soltanto dopo. Questa credo che sia una lezione che in particolare l’ultimo terremoto ci ha dimostrato”.

FOTO Terremoto ad Assisi, 25 anni dal crollo della Basilica: le celebrazioni

Parlando degli eventi calamitosi naturali, ha sottolineato ancora il ministro che  “Investire in qualcosa che forse non ha un ritorno immediato in termini politici” è la difficoltà più grande che si trova nel fare prevenzione. 

“Noi abbiamo destinato 15 miliardi alla manutenzione delle strade provinciali e regionali – ha aggiunto ancora - peccato che non si taglino nastri”. Eppure “è un’attività indispensabile ma meno visibile per gli elettori”.

“Da ministro tecnico forse, abbiamo potuto fare una serie di scelte centrate sul bene Paese”, senza preoccuparsi del riscontro di consensi. “Il Pnrr – ha aggiunto ancora - ci ha insegnato che bisogna programmare a medio e lungo termine per cui lasciamo, dopo tanti anni di disattenzione, piani per le infrastrutture ferroviarie e stradali, per la mobilità ciclistica, per l’idrico”. “Senza pianificazione, senza investimenti e senza riforme sul lungo periodo è difficile costruire un Paese non solo resiliente a questi disastri naturali ma anche capace di crescere” ha concluso il ministro che, rispondendo ai giornalisti, ha rivolto un pensiero anche al governo che verrà: "Mi sento di dire che deve continuare il lavoro intenso che abbiamo fatto in questi 19 mesi sul tema infrastrutture e della messa in sicurezza”.  

“Il Pnrr e gli altri investimenti che abbiamo messo in campo determinano tanto lavoro” ha aggiunto ancora. Al governo che verrà il ministro Giovannini ha voluto ricordare la necessità di fare riforme “perché bisogna continuare a migliorare il nostro Paese sotto tanti punti di vista, con un’attenzione particolare ai tanti che sono in difficoltà per questa crisi e non vanno assolutamente dimenticati”. 

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