rotate-mobile
Attualità

Graffiti sulle pitture murali a San Pietro. La differenza fra vandalismo e testimonianza di fede. Un fenomeno, solo in parte studiato

Graffiti sulle pitture murali a San Pietro. La differenza fra vandalismo e testimonianza di fede. Un fenomeno, solo in parte studiato, ma di sicuro interesse devozionale-storico-culturale.

Su quelle pareti spiccano numerosi graffiti, ma siamo ben lontani dal ritenerli una manifestazione di violenza o inciviltà. Va infatti chiarito il fatto che sono stati rilasciati per devozione da pellegrini italiani e stranieri, di epoca compresa tra il XV e il XVI secolo.

Dunque, a loro volta, anche i graffiti sono portatori di un diritto di tutela.

Tra le varie testimonianze si riconosce un "S(a)n(ct)e Paulo ora pro me", inciso direttamente sull’abito del santo affrescato. La frase è vergata con una bellissima firma di un viandante fiammingo di nome Iacobus, proveniente dalla città di Middelburg. Deve probabilmente trattarsi di un membro di qualche gilda (equivalente alle nostre corporazioni medievali), visto che, insieme al nome, ci troviamo incisi anche gli arnesi del mestiere (falce, martello e scalpello).

È peraltro da sottolineare che questi ‘sgraffi’ venivano realizzati mediante l’uso di frammenti di osso, schegge di metallo, stili, chiodi.

Fra gli studiosi, Pier Paolo Trevisi è la persona che li ha censiti e ha pure realizzato una mostra itinerante in tema (Vallo di Nera e Nocera Umbra, in esposizione Graffiti umbri medievali e moderni). Si tratta della prima mostra dedicata non ad un solo luogo, ma all’intera regione (Narni, Gubbio, Perugia, Spoleto…) [leggi qui per la Mostra Graffiti Umbri | Viaggiare in Umbria].

Il paleografo Armando Petrucci si occupò del fenomeno generale. Trevisi è tuttora è impegnato in una ricerca che ha carattere di novità. Oltre che requisiti scientifici di notevole approfondimento.

Risulta che i pellegrini erano soliti apporre la firma sull’icona del santo per chiederne la protezione. Spesso preceduta dall’espressione latina HIC FUIT a significare “qui è passato…”.

Osserva la restauratrice Manuela Elisei, che li ha toccati con mano: “Tutto parte da questa idea, che rispecchia in pieno la mia linea di sensibilità e attenzione alle piccole cose. Perché sono i particolari che definiscono il generale e portano a conoscere risvolti sconosciuti della storia”.

Affreschi e graffiti a San Pietro

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Graffiti sulle pitture murali a San Pietro. La differenza fra vandalismo e testimonianza di fede. Un fenomeno, solo in parte studiato

PerugiaToday è in caricamento