Body painting e affabulazione alla mostra "Tropo" di Fabrizio Fabbroni al Fuseum

L’evento, intitolato “Menco e Marianna”, prende spunto da due sculture realizzate da Brajo Fuso e legate all’antropologia perugina, fra leggenda e realtà storica

Partecipato evento al Fuseum con body painting, bolle di sapone e affabulazione alla mostra “Tropo” di Fabrizio Fabbroni.

Artefice della parte iniziale Katina Y Muzzio che ha decorato i corpi di Fabbroni e di una modella, divertendosi, e divertendo il pubblico, con la creazione di bolle di sapone che conferivano all’evento un’aura di revêrie.

Presenti personaggi del milieu artistico e culturale. Fra i pittori, Rita Albertini e Stefano Chiacchella con Claudia Tartocchi, l’anchor man Marco Pareti e il cameraman Mastrini, il poeta Francesco Curto, i critici d’arte Massimo Duranti e Andrea Baffoni, curatore della mostra, con l’avvocatessa Gabriela Juganariu, la consigliera di Comune e Provincia di Perugia Erika Boghesi, l’attore Leandro Corbucci con la moglie Renata Bizzarri… tutti accorsi a far festa a un personaggio che ha il coraggio di testimoniare una dimensione artistica in cui si sovrappongono elementi creativi e autobiografici.

L’evento, intitolato “Menco e Marianna”, prende spunto da due sculture realizzate da Brajo Fuso e legate all’antropologia perugina, fra leggenda e realtà storica.

Dopo la colta introduzione di Andrea Baffoni e il saluto di accoglienza del presidente del Fuseum Gianmaria Fontana di Sacculmino, è stata la volta dell’Accademia del Dónca, nella persona dell’Inviato Cittadino, tessere la trama che lega le opere di Fuso con la figura di Menchino Sbrèna, all’anagrafe Nazareno Squarta, storico assessore socialista, uscito trionfatore dalle elezioni del 1920 e nell’incarico fino al 1° maggio 1921. Quando presentò al prefetto la lettera di dimissioni, prima di allontanarsi definitivamente da Perugia per andare a vivere e lavorare in Francia, a seguito delle persecuzioni subìte da parte dei fascisti.

L’attore Leandro Corbucci ha letto una delle “Lettere dal Palagio”, attribuite a Squarta, ma invero scritte dagli studenti del periodico “C’impanzi?” con intento ironico e denigratorio nei confronti del campagnolo parvenu. In relazione alla possibile identificazione di Marianna/Rosa con la figura di una nota prostituta perugina, è stata anche proposta la poesia di Walter Pilini “Via del Melo”.

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Grande divertimento per un’occasione che ha coniugato egregiamente la visita alla mostra “Tropo” e momenti di intrattenimento colto e insieme popolare.

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