Arconi, il dibattito continua. Fressoia: "Cannibalizzati per aiutare il minimetrò"

Luigi Fressoia, Italia Nostra: "Ecco dove dissento da Montanari. Altro che cemento, il vero obbrobrio è stato dividere le volte in mattoni dal murus duecentesco"

Montanari ha le sue buone ragioni, ma la sua analisi pecca di qualche superficialità. Altro che “Partitone trasversale del cemento”. La vera motivazione dell’assurda decisione di cannibalizzare gli Arconi è funzionale alla scelta di aiutare il minimetro.

Così la vede, e la racconta, Luigi Fressoia, presidente sezione di Perugia e Consigliere Nazionale di Italia Nostra.

Fressoia scrive a “Il Fatto Quotidiano”:

“Ho letto l’articolo sul caso perugino degli Arconi. Nel ringraziare dell’attenzione per questa vicenda su cui Italia Nostra si è molto battuta, è giusto avanzare alcune precisazioni. Il cosiddetto “Sblocca Italia”, in verità, non ha nulla a che fare col parere favorevole espresso dalla soprintendenza. Infatti, nulla avrebbe impedito ai due soprintendenti (succedutisi nel tempo e che hanno trattato la questione) di opporre parere negativo. Semplicemente gliene è mancato il coraggio, nonostante una fetta importante della città avesse motivatamente chiesto all’ente ministeriale di esercitare degnamente il proprio compito istituzionale di tutela”.

A contestare in parte l’asserzione di Montanari, sul Partitone del Cemento, Fressoia annota:

“È parimenti giusto aggiungere che la causa dell’improvvido intervento non è il famoso e generico ‘Partitone del Cemento’. L’anello che non tiene risiede nel fatto che in uno degli stessi Arconi sbarca il recente sistema di trasporto chiamato Minimetrò il quale presenta dati di utenza molto deludenti. Le amministrazioni cittadine vogliono assolutamente arrecare sollievo a quei bilanci e, a tal fine, hanno pensato bene di realizzare addosso al Minimetrò una nuova biblioteca”.

Con quali conseguenze?

“Tale destinazione d’uso forzata ha portato alla grave e inaccettabile separazione degli Arconi di copertura trecenteschi, in mattoni, dal Murus Civitatis duecentesco di fondo, in arenaria,. I due elementi (da settecento anni) si offrivano uniti alla vista e alla percezione del visitatore, costituendo, nel loro insieme, testimonianza immediata della storia singolare di questa parte di Acropoli, chiamata nei secoli Sopramuro. Vale a dire una successione in altezza di muri archi e strutture che, crescendo dal dirupo sottostante per quasi trenta metri, arrivarono, a metà del Trecento, ad offrire alla città lo spazio prezioso di una nuova ampia piazza pensile”.

Come si è mossa, in merito, Italia Nostra?

“Proprio per questa violazione della leggibilità storica delle antiche murature, Italia Nostra, alla vista delle nuove strutture addirittura in cemento armato, ha ravvisato una violazione delle norme di tutela ed ha inoltrato, nell’agosto 2017, un esposto giudiziario, con contestuale richiesta di sospensione lavori. Purtroppo senza successo”.

Lei personalmente si è anche espresso sui social, vero?

“Sui social ho scritto questo: Montanari, come sempre, è irruento e di nuovo molto impreciso. Se solo avesse avuto la compiacenza di leggere il documento di Italia Nostra, non avrebbe dimenticato la critica più consistente: l'aver separato il Murus duecentesco dagli Arconi trecenteschi, rompendo una unità di spazio e di percezione, durata settecento anni, e ora improvvidamente cancellata. Nessuna soprintendenza, ben ancorata al proprio mandato istituzionale, avrebbe mai potuto approvare l’operazione”.

In cos’altro dissente da Montanari circa il discorso sul bello e sul brutto?

“Abbiamo già avuto modo di precisare, a suo tempo, che in questa vicenda il bello e il brutto non c'entrano nulla. Siccome la leggibilità se n'è andata, quella separazione del Murus dagli Arconi è un errore da segnare con la matita blu”.

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