Arco Etrusco, ti amiamo. Ripresentato al Museo archeologico nazionale dell'Umbria il volume dei restauri

Il caso della loggetta... "uno splendido abuso edilizio" dice Massimo Mariani

Arco Etrusco, ti amiamo. Ripresentato al Manu il volume “Arco Etrusco, storia e restauro” (Volumnia editrice, a cura di: Luana Cenciaioli; Massimo Mariani; Maria Cristina Timpani, pp. 356, euro 50).

Quella loggetta… uno splendido abuso edilizio, dice Massimo Mariani.

Accolti dalla direttrice Maria Angela Turchetti, splendido anfitrione, e dal presidente della Pro Ponte Antonello Palmerini, sempre dinamico e propositivo, raccontano la splendida avventura del restauro coloro che ne sono stati protagonisti.

Cominciando da Luana Cenciaioli, già Nostra Signora dei Volumi, e oggi direttore scientifico di Velimna, che si è occupata della Porta Borea come responsabile archeologa. Delinea le fasi dell’intervento, ripartendo da quei distacchi del luglio 2010 che fornirono l’input all’idea del restauro globale, finanziato (come pure il volume) dalla Fondazione Federica e Brunello Cucinelli.

Tocca poi a Marianna Fatti, in rappresentanza della Società Bibliografica Toscana, meritoria Istituzione di volontariato culturale per lo studio e la promozione del libro antico. Figlia di Sergio Fatti, archeologo e collezionista di cose perugine, Marianna ha illustrato i pezzi in mostra relativamente alle immagini dell’Arco d’Augusto contenute su piante, carte, pubblicazioni d’epoca.

Superstar del pomeriggio è Massimo Mariani, ingegnere e architetto, responsabile della situazione statica dell’Arco. La sua lectio magistralis è di alto valore scientifico. Massimo ha indubbiamente la dote del grande didatta, che riesce a far transitare contenuti di rango anche fra i non addetti ai lavori. La sua esposizione, fluida e brillante, ci racconta la loggetta cinquecentesca sul torrione di sinistra come uno splendido abuso edilizio che costituisce un valore aggiunto al monumento. Certo superiore a quello della Fonte Tezia, ai piedi del torrione di sinistra.

Quanto alle iniezioni di cemento liquido, effettuate dal padre del consolidamento (e suo Maestro) Sisto Mastrodicasa, Mariani dice: “Oggi le avrebbero impedite e si configurerebbero come un vero e proprio reato. Ma è merito di quell’operazione se il monumento ha resistito a sollecitazioni e torsioni legate a eventi sismici demolitivi. Quella sigillatura lo ha salvato”. Nello spiegare gli effetti di pressioni e spanciamenti, Massimo ricorre a metafore tratte dalla vita di tutti i giorni (lo sviluppo dell’addome che fa tirare i bottoni della camicia) per animare l’esposizione, rendendola oltremodo colloquiale e suggestiva.

A seguire, il restauratore Adamo Scaleggi propone una minuta disamina di modalità concordate, tecniche adottate, materiali utilizzati, percorsi seguiti nelle varie fasi del restauro.

A chiudere, l’intervento dell’architetto Maria Cristina Timpani, coprogettista e direttore dei lavori.

Una panoramica esaustiva e la presentazione di un volume che non può mancare nella biblioteca di chi abbia a cuore la storia del più rappresentativo monumento del mondo etrusco. A Perugia e non solo.

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Piccola memoria personale… di cui mi vergogno parecchio. Ma le confessioni, come si dice, liberano la coscienza. Mi sono tornate in mente le birbonate di noi ragazzini che giocavamo a rompere, a sassate, le “spie”, ossia i vetri murati su due conci adiacenti per vederne l’eventuale allontanamento (denunciato dalla rottura del vetrino). Più d’una volta siamo stati inseguiti, lungo via Pinturicchio, dalle guardie municipali… appiedate. Mi consolo col detto evangelico: “Perdonali, perché non sanno quello che fanno”. E chiedo perdono al Grande Vecchio etrusco che veglia sulla piazza Grimana, poi Fortebraccio.

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