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necropoli Cutu all'epoca della scoperta (© archivio Sandro Allegrini)

necropoli Cutu all'epoca della scoperta (© archivio Sandro Allegrini)

Scomparso Nazzareno Banella, lo scopritore della Tomba dei Cutu a Monteluce

Zappando l’orto dei Fonda, Nazzareno aveva visto il terreno franare con relativa scoperta della tomba inviolata

Scomparso Nazzareno Banella, lo scopritore della Tomba dei Cutu, in via Madonna del Riccio, al Toppo di Monteluce. Ne dà notizia la figlia Manuela, che ne ricorda il soprannome con cui lo chiamavano gli amici: il Tedesco. Sebbene le due zeta del nome costituiscano un infallibile segno di peruginità.

E proprio “tedesco” mi sembrò per la sua rigida intransigenza quando, alcuni anni fa, lo contattai (era il 2003) per chiedergli un’intervista nel ventesimo anniversario della scoperta.

Mi rivolsi per indicazioni all’amico Ornero Fillanti che gli aveva addirittura dedicato una poesia: “Lo scupritore de Sant’Erminio”.

Cosa c’entra Sant’Erminio? Ci entra per il fatto che il “Tedesco” era un appassionato giocatore di briscola e tressette e frequentava il Circolo di Sant’Erminio, quello dietro il curvone, al capolinea del filobus, oggi dei pullman urbani.

Dopo varie ricerche lo chiamo. Sapevo tutto, o quasi, sulle fasi della scoperta. Me le aveva riferite, con ricchezza di particolari, il medico e pittore Lorenzo Fonda, coniuge di Sofia, alla cui famiglia faceva capo la proprietà dell’area all’interno della quale era stata casualmente repertata la tomba della famiglia Cai Cutu. In sintesi: zappando l’orto dei Fonda, Nazzareno aveva visto il terreno franare con relativa scoperta della tomba inviolata. Poi tutto il resto. Compresa la querelle sulla spettanza della ricompensa.

In altra occasione ho raccontato aneddoti e spigolature riferitemi dal medico-artista, come quella dell’etrusco “fumatore”. Impossibile dimenticare la proposta indecente della multinazionale del tabacco che offrì a Lorenzo Fonda di introdurre all’interno del sarcofago un pacchetto delle sue sigarette, birbonata che sarebbe stata lautamente ricompensata.

Ricordiamo il giornalista Mino d’Amato che avemmo modo di conoscere e che poi si legò di stima e amicizia a Fonda e stabilì uno stretto legame col nostro territorio (fino a candidarsi a sindaco di Assisi, entrando in Consiglio comunale con una valanga di voti).

Impossibile dimenticare la sceneggiata della trasmissione Rai “Italia sera”, con Damato e Bonaccorti, quando si finse di entrare, per la prima volta, nel sarcofago con la fibra ottica di un gastroscopio.

Ricordiamo la posizione di Mario Torelli che, secondo il suo costume e carattere, non le mandò a dire. E, come spesso è accaduto, aveva sostanzialmente ragione.

Ricordiamo le critiche del giornalista scientifico Viviano Domenici, sulle pagine del “Corriere della Sera”, quando polemizzò contro la rimozione, a suo parere impropria, fiancheggiato dal medico-artista Lorenzo Fonda. E gli scontri epici con Maria Eugenia Feruglio.

La morte di Nazzareno Banella mi consente oggi di ricordarne la rustica cocciutaggine con cui ci negò un’intervista, se non a pagamento. All’epoca scrivevo sulle colonne del Corriere dell’Umbria e non disponevo di un budget. Allora dissi, al telefono, a Nazzareno: “Pensi la notorietà che le verrebbe, a distanza di vent’anni, come scopritore del gioiello oggi ricostruito al Manu”. Mi gelò con una risposta lapidaria: “Dopo tante fregature dei giornaloni, so stufo d’èsse preso n giro!”. Non insistetti, capendo che non c’era verso di strappargli una parola. Uomo tutto d’un pezzo. “Tedesco” veramente.

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