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Nella sala del Governo cittadino tornerà il Crocifisso. Ma sia anche simbolo della nostra arte: la proposta di un'opera del '400

L’Inviato Cittadino avanza la proposta di collocarvi un Crocifisso quattrocentesco che giace negletto nella sede Adisu

È ufficiale: il Crocifisso entrerà di diritto nella Sala del Malconsiglio (così veniva chiamata anticamente la sal del consiglio comunale di Perugia). Lo hanno deciso a maggioranza i membri del Consiglio Comunale della Vetusta, non senza contrasti e divergenze. La decisione è passata, in seconda battuta, con 11 voti a favore, 8 contrari e 3 astenuti. Canta vittoria il Consigliere Carmine Camicia che vede approvata e condivisa la propria idea per cui il Crocifisso è da considerarsi “segno della nostra identità, della nostra storia e simbolo della cultura di un Paese che affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiana”. 

Come “Parte del patrimonio storico e identitario, non solo religioso, ma anche quale rappresentazione della cultura e della storia della nostra Nazione”. Ora è da decidere quale Crocifisso collocarvi. Certo: meglio se antico e legato alla storia della Vetusta. L’Inviato Cittadino avanza la proposta di collocarvi un Crocifisso quattrocentesco che giace negletto nella sede Adisu. Si tratta di un prezioso esemplare ligneo del Quattrocento, di cui si erano da anni perse le tracce. Proviene dalla chiesa di Santa Maria degli Aratri, detta anche “in Campo d’Orto”, un tempo ubicata in piazza Cavallotti. Nel 1876 si decise l’abbattimento della chiesa per ampliare la piazza, anche se ne restano dei locali, attualmente occupati dal Caffè Morlacchi, tra i civici 2 e 9.

Non si sa che fine abbiano fatto tutti gli arredi dell’antica chiesa, ma di sicuro ne resta questo Crocifisso, attualmente in possesso dell’Agenzia per il diritto allo studio universitario. Viene conservato negli uffici del Borgo d’Oro, all’interno del complesso benedettino, oggi adibito a funzioni amministrative. Si tratta di un manufatto artistico, intagliato in un unico blocco. Le caratteristiche morfologiche lo fanno indubbiamente riferire al Quattrocento perugino. La scultura è arcuata e porta nella schiena un gancio metallico, che serviva per collegarla al supporto. Le mani sono forate per consentirne il fissaggio su una croce e lo smontaggio per uso processionale. I capelli e la barba del Cristo denunciano inconfondibilmente, come periodo di appartenenza, il 400 perugino.

Quando ne parlammo – era Amministratore prima Maurizio Oliviero e poi Luca Ferrucci, la scoperta fa capo al poeta Francesco Curto – si pensò di donarlo a don Elio Bromuri, rettore della Cappella di Palazzo Murena dal 1958, per volere del Rettore Giuseppe Rufo Ermini. Credo che anche il Rettore Franco Moriconi oggi non avrebbe da eccepire. La cosa, allora, non ebbe seguito, anche per la scomparsa di monsignor Bromuri. Ora sarebbe bello se l’ADISU donasse quel capolavoro al Comune che, dopo adeguato restauro, potrebbe collocarlo nella Sala Consiliare. Sarebbe un bel modo di dimostrare lo stretto legame che unisce il Comune con l’antico Studium perusinum.

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