L'antica abbazia mugnanese cade a pezzi: tante promesse, ma ora il degrado regna sovrano

Ne parliamo su input di due giovani donne molto attive nella realtà socio culturale del territorio: Chiara Brilli ed Eleonora Pampaglini

Il Castello di Mugnano cade a pezzi, alla barba delle promesse, degli impegni non mantenuti, dei propositi che non hanno avuto seguito. Ne parliamo su input di due giovani donne molto attive nella realtà socio culturale del territorio: Chiara Brilli (che ci ha fornito le foto in gallery), dinamica presidente della pro loco, ed Eleonora Pampaglini, pianista e docente, assai sensibile ai temi culturali, naturalistici e identitari del paese.

Un po’ di storia. Intorno al 1000, i benedettini si insediano nel territorio e l’agglomerato urbano del Castello nasce, all’inizio del 1300, a seguito della costruzione della chiesa e dell’abbazia.

Nella seconda metà del Duecento l’insieme fu ceduto ai futuri Cavalieri di Malta. Poi una distruzione delle fortificazioni nel 1403.

“Nel 1580, il Commendatore Pier Filippo della Corgna (scrivono Marcaccioli e Valentini in “Mugnano. La sua storia”) fece ricostruire nei suoi resti una comoda residenza e fu eretto un ospitale per pellegrini”.

La crisi della mezzadria. Nel tempo, molti nobili commendatari migliorarono la gestione dell’azienda nei secoli. Infine, con la crisi della mezzadria, il degrado e la fine. Mutamenti sociali e antropologici che fecero venir meno anche la convenienza economica.

E veniamo agli anni ’90. Intorno agli anni Novanta del Novecento, il volante dell’amministrazione confluisce nel magionese e la struttura complessiva di Mugnano resta imprigionata nella gabbia di un degrado progressivo e inarrestabile. Dovuto anche a un generalizzato disinteresse. Non conviene? Dunque, vada in malora.

Che farne? Ipotesi di recupero: Ostello, Casa di riposo, Casa dello studente straniero. Nel 1998, su iniziativa della pro loco, si pensò a risanare e riconvertire in un luogo di accoglienza, un ostello per la gioventù. Fu in tal senso commissionato ed elaborato uno studio di fattibilità.

Quindi l’Ater e il Comune di Perugia ipotizzarono la realizzazione di una Casa per anziani, ma anche questo proposito fallì. In alternativa, si pensò a una Casa dello Studente straniero, ospite in specializzazione presso uno dei Centri perugini di formazione universitaria. Ma restarono solo parole e propositi vani.

Anche il FAI, attraverso Ilaria Borletti Buitoni e poi Nives Tei, dimostrarono attenzione e interesse. Ma tutto è fermo e il degrado regna sovrano. Che fare? Sarà il caso di riprendere in mano la questione, al fine di evitare la dispersione totale e irredimibile di un patrimonio architettonico e naturalistico di importanza storica, paesaggistica, identitaria. Per di più, in parte adiacente alla bella chiesa parrocchiale, di recente recupero dai danni sismici.

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