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Domenica, 29 Gennaio 2023
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VISTI PER VOI Palazzo dei Priori, Sala dell’Orologio. Quando Bolo Rossini inforca gli occhiali e diventa… Aldo Capitini

In un luogo ad elevata valenza metaforica, un manipolo di fortunati assiste all’anteprima dello spettacolo “La Pace al tramonto”

Palazzo dei Priori, Sala dell’Orologio. Quando Bolo Rossini inforca gli occhiali e diventa… Aldo Capitini. In un luogo ad elevata valenza metaforica, un manipolo di fortunati assiste all’anteprima dello spettacolo “La Pace al tramonto”.

Drammaturgia di livello, scritta da Nicola Mariuccini (autore sempre più convinto e convincente) sul tema della guerra e della pace. Regia di Francesco “Bolo” Rossini. Produzione La MaMa Umbria. 

FOTO - Palazzo dei Priori, Sala dell’Orologio. Quando Bolo Rossini inforca gli occhiali e diventa… Aldo Capitini


(foto Sandro Allegrini)

Siamo in uno studio televisivo (impossibile non pensare a Rete4) dove una giornalista “a tesi” (Olga Rossi) propone una riflessione sulla guerra. Per parlare di quella in corso, si parte “ab ovo”, con ragionamenti di assurdo riferimento alla guerra di Troia. Lo scontro Oriente-Occidente viene declinato nelle forme del conflitto Troiani-Achei. Allusioni e analogie, antinomie e discrasie, distonie e asincronie paradossali, divertenti o, addirittura, (volutamente) irritanti.

Fastidiosa la spocchia di una giornalista asservita (dal nome di Italia… povera Italia!), sconcertante l’atteggiamento superficiale e pilatesco di un sacerdote (un ottimo Maurizio Modesti), portatore di qualunquismo ed ovvietà, odiosa la supponenza di una pseudo esperta (Caterina Fiocchetti, così efficace che riesce a farsi… odiare).

Italia interroga e si interroga, con un fondo di ipocrita e fasulla imparzialità, auspicando “visioni caleidoscopiche” e utilizzando la congerie di luoghi comuni, infarciti di qualunquismo e falso pacifismo. Perfino la pausa pubblicitaria è particolarmente riuscita, provocatoriamente consumista e liberticida.

Fra gli ospiti, spicca il mite uomo delle pulizie (una “pulizia” di forte caratura simbolica) che parla per bocca e coi concetti cari al nostro Capitini, il filosofo nonviolento che in questo palazzo abitò come figlio del custode.

Bolo ci parla con le parole di Colloquio Corale, col linguaggio della persuasione e della nonviolenza (spiegata nella sua valenza assertiva, non semplice negazione ma valore positivo e propositivo). E c’è spazio per l’omnicrazia (il Potere di Tutti), per l’ospitalità, l’apertura, l’Io che diventa un Tu e si esalta sul Noi e sul Tutti. E c’è, insieme alla nonviolennza, la compresenza, la non-collaborazione, la non-menzogna. I capisaldi del pensiero capitiniano. Che Mariuccini dimostra di conoscere alla perfezione, fino a farsene corifeo.

In questo lavoro c’è tutto Capitini e si riconosce il dramma della guerra. Spazio anche a un consulente militare (Paolo Pierobon) e a Nanni Moretti che (in pseudo collegamento) veste i panni di Cacciari (?). E rintuzza la conduttrice, ex allieva, vendutasi anima e corpo al mito della comunicazione “oggettiva”, ignorando dove stiano di casa correttezza e verità.

Fino all’incursione finale di pseudo terroristi (Carlos Molina, Claudia Guarino, Cecilia Rossi) fra i quali la stessa Italia. Che, dismessi i panni della piaciona, riscopre le proprie radici proletarie, la forza seduttiva degli studi e degli stadi giovanili. Ed è la forza nonviolenta e persuasiva di Capitini che induce a dismettere le armi e a stemperare la tensione nel pianto, nel riconoscimento di una pari condizione esistenziale.

Uno spettacolo bello, vero. Una medaglia all’occhiello per tutti noi capitiniani.

PS. Appello a Nicola e memorie personali capitiniane. È assolutamente necessario invitare Lanfranco Binni, figlio di Valter, letterato e politico (costituente). Lanfranco si sta dedicando anima e corpo alla pubblicazione delle opere complete capitiniane. È una missione profondamente sentita e condivisa. Sentita e condivisa anche dall’Inviato Cittadino che, alcuni anni fa, su richiesta del Comune di Perugia e della Fondazione Centro Studi Aldo Capitini, mise mano a una riedizione del volumetto “Perugia”, corretto di alcuni grossolani refusi (Capitini aveva frettolosamente riviste le bozze in tempo di guerra) e impreziosita dalle incisioni della pittrice perugina Serena Cavallini. E pure da una prefazione che Walter Binni aveva voluto scrivere dopo la morte di Capitini. Presentammo quel lavoro (l’ultimo edito dalla Stamperia del Comune, oggi dismessa) in Consiglio Comunale. E alla domanda su quanto avessimo ricevuto in pagamento, fu gratificante rispondere un chiaro e inequivocabile “Niente”. Ma molto è quello che resta di un servizio reso alla città.

Andammo per le scuole, col professor Mario Martini, presidente della Commissione Scientifica della Fondazione Capitini a propagandare il verbo capitiniano. Ci accolse, in particolare, l’ITC Capitini, diretto all’epoca da Isabella Giovagnoni. Unica nostra ricompensa fu il grazie dei giovani. E fu quanto basta.

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