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Ricorre il quarto anniversario dalla morte di don Remo Bistoni, giornalista, poeta e scrittore

Per le sue doti di sacerdote e intellettuale, il Comune di Perugia gli aveva conferito, il 20 giugno 2009, il riconoscimento dell’iscrizione all’Albo d’Oro della Città

Ricorre il quarto anniversario dalla morte di don Remo Bistoni, canonico penitenziere della cattedrale. Aveva iniziato a esercitare il ministero a 24 anni, il 29 giugno 1948, giungendo a festeggiare il 69mo anno di sacerdozio. Per le sue doti di sacerdote e intellettuale, il Comune di Perugia gli aveva conferito, il 20 giugno 2009, il riconoscimento dell’iscrizione all’Albo d’Oro della Città. Questo atto (lo stesso onore fu reso a don Elio Bromuri) era stato letto come un processo di riconciliazione fra l’ortodossia cattolica e il laicismo perugino del XX Giugno.

A concelebrare le esequie era stato, per l’appunto, anche il nostro indimenticabile monsignor Elio Bromuri, canonico di San Lorenzo, vicario episcopale per la cultura e successore di Remo Bistoni alla direzione del settimanale cattolico umbro “La Voce”. Proprio il giornalismo era stata una delle passioni di don Remo, che coltivò la poesia (lui, aretino, anche in lingua perugina!), la letteratura, la storia. Era un polemista acceso, in grado di sostenere con forza, e perfino con ostinazione, le proprie tesi. Non conosceva mezze misure: nella discussione si infervorava. Ma era in grado di chiedere scusa, subito dopo, con umile grandezza d’animo.

Insieme a don Gino Vicarelli, e ad alcuni parrocchiani di Ponte Felcino,  aveva fondato l’Associazione “Amici del Malawi”, avendo conosciuto padre Stefani (“Duccio”) che gli aveva fatto avvicinare il poverissimo Stato africano. Vi si era più volte recato per dare corpo  a iniziative di sostegno a progetti umanitari e di cooperazione internazionale.

Ne uscì un libro (“Dal Tevere allo Shire”) che, dietro sua persuasiva insistenza, ebbi l’onore di presentare. In varie occasioni curai e commentai le sue opere, sempre connotate da cultura, ironia, contenuti valoriali, storici, filosofici, teologici, religiosi. Ebbi a tracciarne, su una rivista di settore, un profilo letterario che mi diceva di conservare tra le cose più care.

Con don Remo si poteva non essere d’accordo, ma il suo punto di vista meritava, sempre e comunque, di essere preso in considerazione. Pur anziano, aveva una mente elastica e si adattava alle novità: penso alla disinvoltura con cui usava il computer per scrivere le sue cose.

Diceva messa in Cattedrale, ma veniva molto volentieri anche alla chiesa di San Donato all’Elce, per dare una mano a don Nazareno Bartocci e poi a don Angelo Marchesi. Gli ultimi mesi della sua vita (è deceduto novantenne) era solito celebrare in casa, dove invitava pochi, collaudati amici. Lo fece anche con me. Mi rammarico di non aver corrisposto a quel fraterno invito. Ho un intero scomparto della libreria di sue opere, tutte dedicate. Per ritrovarlo, dovrò oggi contentarmi di quel dialogo da lettore.

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