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Angolo del Dónca - Il gesto dell’ombrello e il detto perugino che cita la capitale. Esistono tanti modi per mandare qualcuno a...

Un detto che accompagna il gesto utile a mandare a quel paese qualcuno, recita: “Monta diquì che vedi Roma”

Il gesto dell’ombrello e il detto perugino che cita la capitale. Esistono tanti modi per mandare qualcuno… a quel paese. Un linguaggio fatto di gestacci e di parole sconce. Spesso la comunicazione verbale viene integrata da quella gestuale, per rendere ancor più efficace l’intenzione.

Di solito, l’invito è condito con espressioni riferite alla sfera sessuale. Ad esempio, l’arrabbiarsi cita un certo giramento, puramente simbolico, come nell’espressione “fa girà i c…”, quasi che certe parti anatomiche fossero dotate di un motore che facesse loro percorrere orbite ellittiche, come quelle dei pianeti (secondo l’intuizione di Keplero).

Le espressioni che chiamano in causa l’àmbito genitale fanno riferimento alla sfera istintuale che, per definizione, rientra nella cornice dell’impulso e dell’irrazionalità. Classico il detto, riferito a un uomo o a una donna stupidi, accusati di “ragionare col…” deretano o con organi sessuali, esterni o interni. Per dire che non ragionano affatto.

Un detto che accompagna il gesto utile a mandare a quel paese qualcuno, recita: “Monta diquì che vedi Roma” (il disegno è di Marco Vergoni). Ovviamente non c’entra niente la capitale. Ma si tratta di un modo (forse meno volgare di altri) per indirizzare verso una direzione… inequivocabile.

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