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Angolo del Dónca - Detti perugini sul catechismo e la preghiera: quando si andava alla "dutrina"

Un tempo la preghiera si imparava alle lezioni di “dutrina” (“dottrina”), equivalente all’attuale catechismo. Non c’erano catechisti, ma il parroco in persona

Angolo del Dónca. Detti perugini sul catechismo e la preghiera. Quando si andava alla “dutrina”. Un tempo la preghiera si imparava alle lezioni di “dutrina” (“dottrina”), equivalente all’attuale catechismo. Non c’erano catechisti, ma il parroco in persona procedeva a impartire direttamente lezioni e definizioni da imparare a memoria. “Si nun sè la dutrina, nun pòl fè la cumunione”, era lo slogan. Ma poi impartivano i sacramenti della cresima e della comunione anche ai più svogliati.

Si studiava sul libretto, corredato da immagini accattivanti. Anche se quel Dio, inserito in un triangolo, incuteva addirittura timore, come una specie di Zeus dotato di fulmine. Tanto che circolava il detto “Che Ddio te fulmne!”.

A qualcuno che la sapeva lunga, si diceva (con apprezzamento, ma anche con disprezzo) “Quillo la sa ben la dutrina”.

Conoscere alla perfezione un problema in tutti i suoi aspetti si dice “Sapélla come l Aemmaria/l Padrenostro”.

Per scacciare qualcuno da un posto abusivamente occupato, lo si apostrofa col detto: “L sè l Padrenostro? È da gi via da stó posto. La sè l’Aemmaria? De stó posto è da gi via!”.

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