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Sabato, 22 Giugno 2024
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LETTI PER VOI Sugli scaffali ‘L’Alfabeto’, l’ultimo libro di Franco Venanti

Sarà presentato a Palazzo Manzoni giovedì 2 febbraio, alle 17, dall’Inviato Cittadino e dal grecista Donato Loscalzo

Sugli scaffali ‘L’Alfabeto’, l’ultimo libro di Franco Venanti, pictor et… scriptor optimus. Sarà presentato a Palazzo Manzoni giovedì 2 febbraio, alle 17:00, dall’Inviato Cittadino e dal grecista Donato Loscalzo. Entrambi prefatori di questa opera, piccola nel formato, grande dei contenuti.

È assolutamente inusuale imbattersi in un libro di racconti nei quali microstoria e macrostoria si incrociano in modo così originale e rigoroso. Accade con l’ultima raccolta di “storie” del pittore Franco Venanti, che si conferma scrittore di rango. Non solo per la coinvolgente intensità della sua pagina, ma per la qualità e la quantità di narrazioni storiche inedite e interessanti. Venanti, infatti, non si lascia sedurre dall’idolatria della bella pagina, né assume toni spocchiosi da storico blasonato, ma offre i ricordi personali in modo naturale, fresco, colloquiale. Lascia, insomma, al lettore la libertà di coglierne il succo.

A far capo dal celeberrimo “Quando una rondine faceva primavera” (di oltre 20 anni fa) Franco Venanti ci ha regalato tanti altri amarcord. Scanditi per decenni, spesso arricchiti da foto che documentano una dimensione evenemenziale, raccontano un clima, delineano una temperie sociale e culturale, regalano una pennellata che non è solo colore, ma sostanza.

Ed ecco ora questa nuova serie di brevi racconti. Coi quali Franco riannoda il filo della memoria, torna su qualche tema, chiarisce, integra, arricchisce. Stupisce, anche. Per la vena inesauribile, per il modo piano, naturalmente modesto, con cui affabula intorno a fatti grandi e piccoli che vedono come attori lui stesso e alcuni suoi familiari.

Scopriamo così che Franco Venanti e la sua famiglia, in senso stretto e allargato, sono stati protagonisti di vicende personali e cittadine che non riguardano solo loro. Ma che possono dipingere un affresco storico, in larga parte inedito.

C’è autobiografia, è vero. Ma spesso lo sguardo si allarga su vicende urbane finora ignorate. Questioni che attengono certamente alla politica. Ma prima di tutto alle persone e alla dimensione sociale, storica, antropologica. La narrazione non è rigorosamente diacronica, ma corre da ieri a oggi, va e torna. Facendoci (ri)scoprire che nihil sub sole novi e che il fascismo e le sue violenze, la guerra, gli odi… sono un male perenne. Fascismo, nazismo e comunismo di ieri, dittature, guerre di ieri e di oggi.

È strabiliante il modo in cui Venanti riesce a legare epoche ed eventi. Con riflessioni amare sulla natura umana, spontaneamente portata al conflitto. Fino all’attualità pulsante della guerra e del covid. Pare uno sguardo pessimistico. Però, nel fondo, s’intravvede la non accettazione del male, la negazione della violenza, la lotta all’ignoranza che ottunde le menti e indurisce i cuori. Come ha detto qualcuno: opponendo l’ottimismo della volontà al pessimismo della ragione. Perché – dice – l’ibernazione delle coscienze è privazione di libertà. Per tutti.

C’è il Venanti intimo, affascinato dai sogni e dal mistero (che è fuori e dentro di noi), stregato dall’esoterico, con la mente intrisa di visioni profetiche, utopiche e distopiche,  fatte di guerre e scontri, tra scienza e fantascienza, in linea col suo temperamento, artistico e umano, di eterno indagatore, di inesausto viandante nei sentieri dell’ignoto.

Tanta è, soprattutto, la storia. Il libro è uno scrigno, non di semplici aneddoti, ma di notizie ignorate dai libri. Di questo, soprattutto, dobbiamo essere grati a Venanti. Per questo la presenza di tanti perugini a Palazzo Manzoni non è solo auspicabile Ma necessaria.

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