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Migliorata la tomba del filosofo nonviolento Aldo Capitini, a Monterone… ma si deve fare di più

Interventi indifferibili: posizionare una siepetta di bosso, rimuovere il pino, parzialmente malato, che continua a scalzare le tombe dalle fondamenta

Migliorata la tomba del filosofo nonviolento Aldo Capitini, a Monterone… ma si deve fare di più. Ne avevamo additato le condizioni piuttosto neglette (leggi qui), tanto da promuovere un incontro di perugini, presso quel sacello, per rimediare e sistemare. Era un’iniziativa promossa dall’Inviato Cittadino cui avevano aderito personaggi del milieu culturale e associativo della Vetusta. Erano presenti anche amministratori del Comune di Perugia.

Attraverso queste colonne ci fu un’autoconvocazione alla quale si rispose in modo positivo (leggi l'articolo).

Diverse le criticità che affliggevano quella tomba. Prima di tutto, una bandiera della pace lacera… che però oggi è stata provvidamente sostituita.

Un secondo aspetto negativo era costituito da quei vasconcini perimetrali desolatamente vuoti. La nostra proposta fu di collocarci piantine di bosso, sempreverde, che sarebbe stato poi potato a siepe bassa.

Ma purtroppo restano ancora delle misere piantine grasse, rade e malconce. Ci si chiede perché mai si siano progettati quei contenitori se non per ospitare vegetazione.

Terzo aspetto cruciale: la presenza di un pino che sta scassando dalle fondamenta sia la piccola scalinata di accesso, sbriciolata dalle radici, che la tomba vicina, letteralmente sollevata.

Questo è compito che attiene al Comune perché l’abbattimento di una pianta è materia di cui deve farsi carico l’ente.

Per il resto, le cose sono migliorate. La Fondazione Centro Studi Aldo Capitini, nella persona del suo presidente Giuseppe Moscati, mi ha recentemente invitato ad andare a vederla. È vero che la Fondazione è erede materiale e morale di Capitini e ad essa spetta il compito della cura e manutenzione della tomba.

Le notizie sono parzialmente buone. In effetti, le due scarpatine ai lati della scalinata sono state migliorate con sassi lavati, che almeno celano le crepe più vistose. Sul lato destro c’è una bella pianta e, frontalmente, dei fiori di plastica. Al centro un vaso con fiori recisi: errore! È il caso di ricordare che Aldo non amava i fiori recisi. Dunque è buona la scelta del vaso con la pianta viva. Ma la presenza di quei fiori recisi e di quelli in plastica è esiziale. Vuol dire aver capito poco o niente del messaggio capitiniano. Il poeta Walter Cremonte ne ha parlato nella sua ultima raccolta.

Scrive Walter, sotto il titolo “Fiori di plastica”: “Qui non ci sono fiori freschi / fiori recisi, uccisi/ a rendere bella la tomba/ di lui che non voleva/ il tributo della vita alla morte/ ma compresenza/ dei vivi e dei morti nella vita. // dunque fiori di plastica/ fiori mai stati vivi/ (ma non era così/ che andava inteso)”.

Riassumendo, cosa resta da fare, come minimo? Posizionare sui vasconcini quella siepetta di bosso di cui si era parlato. E, soprattutto, rimuovere quel pino, parzialmente malato, che continua a scalzare le tombe dalle fondamenta. Prima si fa, meglio è.

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