Agenzia spaziale italiana, lettera aperta all'ex presidente Battiston: "La scienza è ostaggio della politica"

La lettera aperta dell'Inviato Cittadino allo scienziato Roberto Battiston, rimosso dal Governo dalla guida dell'Asi: "Scienziato di vaglia, persona generosa e di straordinaria umanità"

Caro Roberto, “perugino” nel cuore, scienziato di vaglia, persona generosa e di straordinaria umanità. Licenziato. È notizia di oggi la tua defenestrazione dall’Asi (Agenzia Spaziale Italiana) che hai dimostrato di saper reggere con riconosciuta competenza e prestigio internazionale. Tanto da portare l’Italia a un livello di reputazione non inferiore ai pur blasonati, e finanziatissimi, successi statunitensi.

Sono state sollevate questioni di procedure, di governi scaduti, di nomine in extremis. Di questo non voglio interessarmi. Ma voglio solo ricordare che l’attuale siluramento non è il primo. Tu, vaso di coccio, fra tanti vasi di ferro e teste… di sasso.

Ricordo con quanto dispiacere lasciasti Perugia, che non ti meritava e che non fece nulla per trattenerti. Anzi. Con te il nostro Post ottenne credito e apprezzamento, ma anche là, forse, facevi ombra a qualcuno. Te ne andasti, così, con la famiglia che a Perugia viveva bene, verso altri luoghi che tenessero in conto il tuo valore.

Mi permetto di ricordare ai lettori di PerugiaToday – e penso possa farti piacere – un’esperienza che abbiamo condiviso: quel libro scaturito dalle conversazioni col pictor optimus Franco Venanti. Si trattava di “chiacchiere”, registrate durante alcuni incontri conviviali nella casa museo del maggior esponente della neofigurazione. Tua moglie Maria, pittrice vocata, era entrata in contatto con Franco e ne aveva tratto anche qualche insegnamento nell’arte pittorica. Ne era nata un’amicizia, tradottasi in incontri con discussioni sull’arte, sulla scienza, sullo stare al mondo, de maximis et de minimis, fra intuizioni originali e commenti non banali.

Franco e tu vi accordaste per farne un libro. Mi chiedeste di occuparmene. Non fu cosa facile. Accolsi l’incarico con gioia e ci lavorai a testa bassa per un anno. Ne uscì uno dei libri più belli, leggeri e profondi, che abbia mai curato.

Ricordo la pignoleria con cui puntualizzavi le cose dette a ruota libera, le mille interruzioni per le risposte alle chiamate provenienti da tutto il mondo, i tanti idiomi che padroneggiavi, la levità e la piacevolezza della tua conversazione. Mai una parola fuori posto, una malignità, una riflessione inappropriata. Poi il parto generò il “Dialogo fra un artista e uno scienziato”, edito per i tipi di Futura. Chiunque abbia letto quel libro (scienziato, artista, gente comune), vi trovò spunti di grande interesse scientifico e umanistico. Perché se c’è una dote condivisa, di cui tu e Franco disponete in abbondanza, è proprio quella di una cultura sconfinata, tinta di persuasa umanità.

Purtroppo, l’arte e la scienza sono oggi ostaggi della politica. Ma il livello dei tuoi saperi è così alto che ti cercheranno e ti faranno ponti d’oro Paesi ben più attenti del nostro. Me ne duole. Comunque vada, so che saprai volare alto. Molto più dei terreni, pedestri avversari che hanno tentato di tarparti le ali. So che, per riflettere, ami la solitudine. Ma ti assicuro che, in questo difficile momento, non sei solo: ti sono spiritualmente vicini e solidali i tanti amici leali e onesti. Tanti. Quelli senza tessere. Coloro che non hanno altra appartenenza se non il riconoscimento del merito e dell’onestà.

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