La ricostruzione, il perché della fine ingloriosa dell'Aero Club di Perugia

Una ricostruzione storica di Massimo Rigucci che dimostra l'insipienza delle scelte politiche compiute

Sollecitato da diversi lettori, l’Inviato Cittadino racconta un po’ di storia dell'Aero Club di Perugia, affidandosi alla ricostruzione competente dell’ingegner Massimo Rigucci che ne fu esponente di punta.

Rigucci cita, come fonte di lusso, il volume di Luigi Messini "50 anni dell'aeroporto Perugia Sant'Egidio" edizione 1989 (con la prefazione del dott. Velio Lorenzini, allora presidente del consiglio regionale). Ricorda: “L’autore lo regalò con dedica a mio figlio Marco, allora giovane aeromodellista”.

“L'aero Club di Perugia – dice l’ingegnere – nacque nella Città del Grifo nel 1929, come Reale Unione Nazionale Aeronautica (R.U.N.A.) con il preciso scopo di promuovere, disciplinare e propagandare l'attività aeronautica turistica e sportiva”.

Chi ne fu il promotore?

“Questa iniziativa fu opera di Francesco Maria Verdesi, aviatore della guerra 1915-18,  con la collaborazione dell'onorevole liberale Amedeo Fani”.

Dove venne realizzato il   primo aeroporto perugino?

“Il primo aeroporto di Perugia fu l'ex Piazza d'Armi   detto "il piazzone" dove oggi c'è il campo sportivo di Santa Giuliana, l'INAIL e l'Hotel Lilli”.

L’istituzione ebbe vita tormentata, vero?

“Ricostituitosi dopo la seconda guerra mondiale, nel 1949, l'Aero Club di Perugia si occupò della ristrutturazione dell'aeroporto di Sant'Egidio con l'allora presidente professor Luigi Messini, insieme ai consiglieri che tirarono fuori anche i soldi di tasca loro. Poi furono supportati anche da Mario Spagnoli e dalla Famiglia Perugina”.

Insomma: un’istituzione partecipata, sentita dai perugini che la portarono orgogliosamente come un fiore all’occhiello?

“Esattamente”.

Furono però commessi degli errori?

“Se la politica avesse voluto mantenerlo integro e operativo, il glorioso Aero Club di Perugia (del quale ho fatto parte dagli anni '60 fino praticamente alla sua fine) avrebbe potuto convivere con l'aeroporto regionale, contribuendo oggi a tenerlo in vita. In ogni caso, sarebbe stato possibile trovare una aviosuperficie come quella che attualmente è sede del FLY FELIX di Montemelino (Magione) con una pista di 800 metri in erba, una pista alla quale fanno capo sia ultraleggeri che aerei da turismo”.

Ma non faceste nulla per caldeggiare questa soluzione di effettiva sopravvivenza e vivacità operativa?

“Ricordo che allora mi feci portavoce di questa soluzione, ma non fui ascoltato e “più che l'amor poté ’l digiuno”. E subentrarono valutazioni politiche diverse, interessi di parte, scelte poco responsabili”.

Insomma, un guazzabuglio!

“La politica decise diversamente, con grande supponenza di infallibilità. Ma fu fallibilissima”.

Perché, cosa combinarono?

“La protezione civile e l'Aero Club a Foligno (Aero Club del quale qualche potente politico era stato presidente), Aeroporto Regionale a Sant'Egidio”.

Con quali conseguenze?

“Funerali di prima classe per lo storico Aero Club di Perugia”.

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