INVIATO CITTADINO Addio all’ultimo artigiano-artista rilegatore di via Baldeschi?

Di questo passo, chiuderà bottega anche l’ultimo artigiano-artista rilegatore di via Baldeschi. La ditta Biccini, fondata da Franco, e da anni in mano al figlio Michele, è messa alle strette

Tutta colpa dell’elettronica… e non solo. Di questo passo, chiuderà bottega anche l’ultimo artigiano-artista rilegatore di via Baldeschi. La ditta Biccini, fondata da Franco, e da anni in mano al figlio Michele, è messa alle strette dalla mancanza di lavoro che affligge ormai questo segmento dell’arte legatoria.

“Oggi non si rilega più quasi niente: tutto va in elettronica e il nostro settore è in crisi”, dice Michele, sconsolato. Che aggiunge: “Perfino le tesi di laurea vengono ormai fatte in copisteria, a prezzi stracciati, anche se in modalità approssimative. Si è perso il gusto del lavoro a regola d’arte”.

Franco Biccini aprì bottega alla fine degli anni Cinquanta ed ha sempre avuto un buon livello di attività. Grazie anche a prestazioni ad ampio raggio: non solo rilegatura e cucitura a mano, ma legature d’arte, in pelle e mezza pelle, titoli a sfoglia oro, lavaggio e restauro di manoscritti e libri antichi, tanto da coprire anche l’esclusivo settore di nicchia dell’antiquariato.

“Non ho mai avuto commissioni da Enti pubblici, come Comune, Provincia, Regione: si sono serviti sempre da altri. Ma il lavoro non è mai mancato: Università, Tribunale, cliniche ospedaliere, privati e collezionisti”, osserva Franco, oggi pensionato.

“Ma ormai il lavoro è inesistente. Eravamo collaboratori di Ars Illuminandi, con cui facevamo oggetti d’arte, dalla Commedia ai Vangeli, ai codici leonardeschi. Ma anche quell’azienda è ormai in crisi”, racconta Michele.

Tutto finito?

“Collaboriamo con l’editore Morlacchi (Gianluca Galli) per edizioni di pregio, numerate. Cercheremo di incrementare, ma la situazione è scura”.

E gli altri operatori del mondo artigianale?

“All’inizio di via Baldeschi era stata aperta un’officina di restauro del libro, ma ormai ha chiuso. La stessa fine, tempo fa, per Amuletum. A Perugia, che io sappia, regge solo Ansaldi. Ma le prospettive sono scure per tutti”, rincara Michele Biccini, sulla breccia come titolare, da oltre un trentennio.

Latitano anche gli antiquari?

“L’antiquariato è in crisi profonda. Lo testimoniano restauratori nostri amici e operatori della stessa via Baldeschi. La crisi economica ha colpito duro anche gli amanti dell’arte. Poi la gente non spende, anche se potrebbe permetterselo”.

E i privati?

“Pensi che ho una quantità di lavori finiti, anche su oggetti di qualità e di elevato valore economico, e non vengono a ritirarli. Si tratta di volumi del Settecento e materiali pregevoli”.

Così dicendo, Franco indica una serie di Settecentine, appartenenti a un cliente di Nizza, ormai latitante al ritiro.

Cosa occorrerebbe fare?

“In Francia fanno dei corsi per l’apprendimento di queste antiche lavorazioni artigianali. Perché non si perdano saperi altrimenti irrecuperabili. Ma io non vedo all’orizzonte schiarite né interventi pubblici a tutela di questi beni culturali”.

Già: i beni immateriali. Ma i politici questo non lo capiscono?

“Pare di no. È quello che si dice giacimento culturale immateriale, che non si vende, ma che costituisce un’eredità storica insostituibile. Fra qualche anno, l’arte della legatoria sarà dimenticata”.

Fa veramente tristezza constatare come saperi sofisticati, tradizioni di artigianato antico si possano perdere nell’indifferenza generale. D’altronde la via Baldeschi, un tempo ricca di attività e pulsante di vita, è ormai ridotta un deserto: serrande abbassate, locali sfitti, degrado generale, disoccupazione, mortificazione del merito, cancellazione della storia e della dignità delle persone.

Diceva Pasolini: “Sviluppo non è progresso”. Parole profetiche. Ammesso che sviluppo ci sia. 

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