Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Carlo Acutis, un anno fa la beatificazione. La mamma: "Vi racconto mio figlio"

In attesa della della Memoria liturgica che ricorre il 12 ottobre, la piattaforma 'Vativision' ha intervistato Antonia Salzano: "Come il suo maestro San Francesco chiamava la morte sorella"

Sono già tanti i pellegrini giunti in questi giorni ad Assisi per pregare sulla tomba di Carlo Acutis nella Chiesa di Santa Maria Maggiore-Santuario della Spogliazione ad Assisi, in attesa della Memoria liturgica che ricorre martedì (12 ottobre) a un anno dalla sua beatificazione (avvenuta il 10 ottobre del 2020). Un appuntamento che la piattaforma Vativision ha voluto celebrare offrendo in versione gratuita un’intervista ad Antonia Salzano Acutis, madre del ragazzo (morto a 15 anni nel 2006) che può essere considerato come una sorta di influencer di Dio.

Carlo Acutis, riaperta la tomba: così è stato trattato il corpo

"Carlo era un ragazzo assolutamente normale - racconta la mamma rispondendo alle domande di due 15enni di oggi -, ma nonotante questo la sua vita è diventata straordinaria, perché al centro ha saputo metterci Gesù. Sta portando in tutto il mondo tanti frutti e dando aiuto a tante persone che erano lontane dalla fede. Grazie al suo esempio e a quello che ha fatto nella sua vita, sta aiutando tanti ad avvicinarsi a Gesù e a far capire loro che c'è Cristo in mezzo a noi".

VIDEO Aperta ad Assisi la tomba di Carlo Acutis

La signora Antonia ricorda poi la passione per l'informatica di suo figlio: "LUi era figlio del suo tempo e quella di oggi è una generazione di informatici. Carlo diceva che l'informatica e internet sono importanmtissimi, uno strumneto straordinario per l'evangelizzazione. Aveva questa straordinarietà, il Signore gli aveva dato questo dono di capire i segreti dell'informatica che normalmente si apprendono solo quando si fa Ingegneria informatica all'università. A 9-10 anni comprava i testi al Politecnico di Milano, se li leggeva e li studiava riuscendo a fare calcoli e programmi senza l'aiuto di alcun insegnante. Una predisposizione incredibile, quasi soprannaturale, che usava per diffondere il suo amore per Dio".

Primo anniversario della beatificazione di Carlo Acutis, tutti gli appuntamenti ad Assisi

Poi il racconto della malattia: "Non c'è stato tanto tempo perché Carlo se ne è andato nel giro di una settimana - ricorda la mamma -. Nella sua classe si erano quasi tutti malati di influenza e anche lui aveva accusato un po' di mal di gola e raffredore, quindi non si era palesata questa leucemia. Lui però disse 'offro la mia sofferenza al Papa e alla Chiesa per non fare il purgatorio e andare dritto in Paradiso'. Siccome era simpatico e giocoso pensavamo che ci stesse prendendo in giro, era venuto anche il medico a visitarlo e non avevamo dato molta importanza a quelle parole. Poi però questo raffreddore non passava ed era indebolito, finché un giorno si era svegliato senza riuscire più a muoversi e così mi resi conto che c'era qualcosa di strano".

FOTO Aperta ad Assisi la tomba di Carlo Acutis: il 10 ottobre sarà beato

E da lì una scoperta che spaventò tutti, tranne Carlo: "Chiamai il suo vecchio pediatra che era stato primario alla clnica De Marchi a Milano, gli fecero subito degli esami e gli comunicarono che aveva un tipo di leucemia tra le più terribili, la M3 che lascia poche possibilità di salvarsi. Recentemente al San Gerardo di Monza, dove Carlo è morto, il primario mi ha detto che ora si cura ma le varianti purtroppo no. All'epoca comunque lui fece un grande sorriso e disse 'Il SIgnore mi ha dato una sveglia'. E in effetti io l'ho sempre visto sereno, abbandonato al Signore e quando è morto, nel giro di una settimana, noi pensavamo si fosse addormetato. Ha fatto un sorriso, è entrato in coma e il giorno dopo, il 12 ottobre, il suo cuore smise di battere".

Jeans e scarpe da ginnastica, il beato Carlo Acutis nella vetrata della chiesa

Un evento a cui il figlio era prepatato: "Abbamo scoperto un video di due mesi prima, in cui si era autofilmato e diceva: "Peso 70 chili e sono destinato a morire'. Guardava il cielo ed era contento e felice, perché per lui la morte era un passaggio naturale alla vera vita. Diceva che noi siamo come i bruchi e quando moriamo diventiamole farfalle. Era devoto di San Francesco e come il suo maestro la chiamava 'sorella morte', non l'ha vissuta come una cosa terribile e tragica. Cristo è risorto e ha sconfitto la morte e Carlo in questo ci credeva e lo viveva, ci credeva con la testa e con il cuore, perché se uno crede ma non vive interiormente le cose non riesce ad essere testimone. Carlo invece è stato testimone del Risorto, diceva che tutti prima o poi siamo destinati a salire sul golgota ed è vero, perché non siamo immortali. L'importante è essere come le vergini sagge del Vangelo che si fanno trovare con l'olio, non come quelle stolte che quando arriva lo sposo non ce l'hanno più".

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