INVIATO CITTADINO Il discorso di Nicoletta Spagnoli all'Accademia di Belle Arti: una lezione di vita

Farmacista per caso, disegnatrice per vocazione. Più che le provette, Nicoletta Spagnoli amava maneggiare colori e matite

Passione d’imprenditrice, orgoglio di donna. Il discorso di Nicoletta Spagnoli in Aba: una lezione di vita.

Farmacista per caso, disegnatrice per vocazione. Più che le provette, Nicoletta Spagnoli amava maneggiare colori e matite. “Eppure – osserva – la laurea in Farmacia mi è servita ad acquisire rigore, apertura mentale, intelligenza analitica e attenzione ai particolari”.

“Disegnavo bozzetti e grande era il mio orgoglio quando papà li sceglieva e li mandava in produzione. Vederli sfilare era per me fonte di inesauribile gioia”.

Ma in azienda non godeva di alcun privilegio. “Come tutti – racconta – marcavo il cartellino”.

“La mia mission si riassume nella scelta di disegnare modelli mettibili”. Diversamente da quanti propongono modelle eteree, fasciate in oggetti misteriosi, belli e impossibili, con fanciulle che procedono a falcate da gazzella, ma lontane dalla realtà.

“Bellezza, praticità, concretezza”, questo il trinomio che ne ispira le scelte. Si direbbe che la stessa Nicoletta riassuma e riconduca ad unità questi valori. Anche nella sua persona fisica, oltre che nella mise.

La morte improvvisa del padre, nel 1986, la pone, appena trentenne, davanti a responsabilità che ha affrontato senza demordere: presidente, amministratore delegato e direttore artistico sono ruoli da far tremare i polsi. “Ma ho ereditato un’azienda solida, ben organizzata”.

Affrontare le sfide in un mondo globalizzato non ammette incertezze: servono flessibilità e capacità di adattamento. “Occorrono – dice – passione, amore per il lavoro e una certa dose di ‘ordinaria follia’, elemento anche caratteriale”.

Poi esalta la scelta dell’Accademia di promuovere rapporti con le aziende, anche con la sua. “La nostra Aba è antica, ma ha saputo rinnovarsi a livello internazionale”.

Le sfilate che contano e dànno il batticuore. Mentre parla – con eloquio scorrevole e reso troppo spedito dall’emotività – scorrono le immagini della settimana di settembre in cui si è tenuta la Milano Fashion Week, prototipo di attenzione per gli studenti di Fashion Design.

“Mesi di lavoro da bruciare in pochi momenti di show, col cuore in gola”.

Il domani dei giovani. “Mi auguro che alcuni di loro, al termine del percorso formativo, decidano di collaborare con aziende del territorio, come la Luisa Spagnoli”.

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Orgoglio perugino. E infine un augurio speciale per gli studenti stranieri, ospitati fra i travertini della Vetusta: che tornino ai loro Paesi portando ciò che hanno imparato. Ma anche esperienze di vita.

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