Aba, da refettorio ad aula di Moda, da laboratorio di Stampa ad archivio e deposito

E' stata inaugurata con grande concorso di pubblico nelle vesti di Aula Magna e sala polifunzionale

Da refettorio ad aula di Moda, la laboratorio di Stampa ad archivio e deposito. Oggi quello spazio è stata inaugurato, con grande concorso di pubblico, nelle vesti di Aula Magna “Ercole Farnese”, sala polivalente realizzata nell’ex refettorio del convento di San Francesco al Prato. Coronamento di un lavoro, e di un processo, durato oltre dieci anni.

Soddisfazione motivatamente espressa dal Presidente della Fondazione Mario Rampini che traccia anche le tappe, e gli imprevisti, del lungo – e tenacemente perseguito – processo verso la statizzazione.

Ringraziamenti non rituali alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, rappresentata da Fabrizio Stazi. Compiacimento espresso anche dal direttore, professor Emidio De Albentiis, che vede quel luogo come aula didattica, ma anche spazio a disposizione della città.

L’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano elogia questa “restitutio pulchritudinis” che non è solo miglioramento delle fruibilità di spazi, ma anche “sfida senza übris” al tempo divoratore di cose.

Analoghi concetti espressi dalla consigliera provinciale Erika Borghesi che, in estrema sintesi, delinea una lucida esegesi della vicenda della nostra Accademia. Con riferimento alla collaborazione della Provincia (si pensa alla generosa concessione del Santa Chiara in via del Tornetta) per fornire spazi destinati alla formazione.

Tocca quindi a Valentina Borgnini soffermarsi, a volo d’angelo, sulla vicenda costruttiva e conservativa del complesso monumentale di San Franceso al Prato (già “in Campo d’Orto”) con una rassegna puntualissima, relativa sia alla struttura della chiesa che alla spoliazione di capolavori subìta nei secoli. Ha meravigliato la competenza e la tenacia con cui Valentina ha ritracciato opere perugine, una delle quali finita nella Biblioteca personale del Papa.

A seguire, il conservatore Giovanni Manuali (peraltro restauratore di vaglia) ha fatto luce sui percorsi di intervento per la tutela dell’affresco “Ultima Cena”, sia sul piano strutturale che sotto il profilo artistico. L’opera, espressione del secondo manierismo, è riferibile ad autore ignoto, forse locale, collocabile intorno alla prima metà del Cinquecento. Sotto gli occhi di tutti, all’ingresso dell’Aula, lo splendido Ercole Farnese che è stato ripulito prima della ricollocazione.

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Infine il direttore De Albentiis ha dato lettura di un omaggio a Tommaso Minardi, sulle note di Rachmaninov, eseguite dalla violoncellista Maria Cecilia Berioli.

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