Martedì, 28 Settembre 2021
Attualità

L'Università di Perugia "a scuola di emancipazione femminile: ripensare l'8 marzo"

Il Rettore Oliviero: "Accanto alle importanti conquiste sociali, economiche e politiche degli ultimi decenni, continuano a convivere discriminazioni e violenze di cui le donne sono ancora, troppo spesso, vittime". Il Pro Rettore Elisei: "L’uguaglianza è un punto di arrivo da raggiungere rapidamente"

Un invito a ripensare l’8 marzo, per dare sempre maggior spazio ai diritti delle donne e combattere tutte le forme di violenza di genere: l’Università degli Studi di Perugia ha celebrato la Giornata Internazionale della Donna con il webinar “A scuola di emancipazione femminile, Ripensare l'8 marzo”, ospite la giornalista e scrittrice Luciana Castellina. 

“Accanto alle importanti conquiste sociali, economiche e politiche degli ultimi decenni, continuano a convivere discriminazioni e violenze di cui le donne sono ancora, troppo spesso, vittime - sottolinea il rettore dell'Unipg, Maurizio Oliviero. Il silenzio e la disattenzione rispetto a queste realtà sono nemici insidiosi, che dobbiamo combattere facendo sentire forte la nostra voce. L’Ateneo è impegnato in prima linea per cercare di costruire una comunità e una società che esprimano rispetto nei confronti di tutte e di tutti. Iniziative come il nuovo Sportello Antiviolenza, le campagne di sensibilizzazione alla violenza di genere, l’attenzione al benessere della comunità accademica nei suoi molteplici aspetti, sono un segnale di come l’Università intende operare: attraverso azioni concrete, che diano a chi è vittima di discriminazione la possibilità di essere ascoltato e di cambiare realmente la propria situazione”.

“La Giornata Internazionale della Donna vuole essere uno stimolo per tutti noi a costruire una società in cui l’uguaglianza sia un reale punto di arrivo, da raggiungere in tempi rapidi” ha detto Fausto Elisei, Pro Rettore Vicario dell’Ateneo di Perugia, aprendo i lavori del webinar.  

Portando i saluti del Magnifico Rettore, Professor Maurizio Oliviero, il  Pro Rettore ha proseguito affermando che: “La giornata odierna invita al confronto fra le diverse situazioni che le donne vivono nei vari Paesi del mondo: l’8 marzo deve essere trasformato da semplice occasione di dono delle mimose e invio di messaggi sui social in opportunità per un reale cambio della nostra società, grazie al contributo di ciascuno, secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, al di là di ogni appartenenza. La speranza – ha concluso il Pro Rettore Elisei ringraziando gli organizzatori dell’incontro - è che oggi si getti un seme che nel tempo si trasformi in una pianta capace di dare frutti importanti per l’intera società”. 

E' seguito poi il saluto della professoressa Claudia Mazzeschi, Direttrice del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione. “Confesso che, da donna, ma, per meglio dire, da persona, vorrei che di queste giornate non ce ne fosse bisogno – ha detto la professoressa Mazzeschi -. Non perché non sia necessario ricordare ma perché mi piacerebbe vivere e partecipare ad una società capace di dare dignità a tutti, di riconoscere le differenze, di valorizzarle come ricchezza e come forza generativa. Come generativo è il femminile, sia che lo si collochi in una donna che in un uomo. Apprezzo molto il titolo di questo webinar. La parola ‘ripensare’ apre infatti, prima di tutto, alla riflessione. Alla riflessione non solo, appunto, su ciò che è stato fatto ma su ciò che occorre ancora fare, su cosa si può fare, su cosa si deve fare. Come sappiamo il tema dell’inclusione è nello stesso approccio dell'Europa per l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a conferma della sua rilevanza ma anche della sua emergenza come questione sociale. Fissuf lavora scientificamente su questo tema da tempo e con un impegno che si rinnova di continuo. Questo stesso incontro – ha concluso la Professoressa Mazzeschi - è anche, in parte, il prodotto del lavoro del Dipartimento sia lungo la pista dei rapporti con il territorio (una terza missione ancorata alla ricerca specifica delle scienze umane e sociali) che lungo la strada della didattica, intesa nella sua accezione più ampia di formazione”.  

I lavori hanno visto poi il contributo delle coordinatrici dell’iniziativa, Maria Teresa Di Lernia, Consigliera di Parità della Provincia di Terni e le professoresse Mirella Damiani e Silvia Fornari, docenti dell’Ateneo di Perugia. 

“Il webinar odierno, che vede la partecipazione di Luciana Castellina, storica ed autorevole giornalista e scrittrice, si inserisce nella convenzione stipulata tra l'Ufficio Consigliere di Parità della Provincia di Terni ed il Dipartimento di Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia – ha spiegato la Dott.ssa Di Lernia -. Gli incontri con gli studenti e le studentesse fin qui svolti sono stati sempre molto partecipati e dove hanno potuto portare il loro originale contributo. La Giornata Internazionale per i Diritti delle donne, ha una lunga e significativa storia ed è di questa che attraverso il webinar, vogliamo riappropriarci”. 

“Come tutti gli anni, quando ci avvicina la data dell’8 marzo cresce l’attenzione intorno alle tematiche del femminile – ha esordito la professoressa Fornari -. Ci si ricorda delle donne, si parla di loro, della loro centralità ed importanza nel mondo economico, sociale, educativo e culturale, sono rappresentate come l’altra parte del cielo, ma l’altra parte, non come la parte principale! Si parla di noi, di tutte le nostre qualità, ma è importante sottolineare che oggi non è la Festa della Donna, ma è una ricorrenza storica, la Giornata internazionale dei diritti della Donna. Una data che deve servire per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche, ma anche le tante discriminazioni e violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Per questo esiste da pochi anni, anche un’altra ricorrenza, quella della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, istituita il 17 dicembre 1999 e che cade il 25 novembre di ogni anno. È così necessario ribadire che i diritti che le donne hanno conquistato sono frutto di lotte per l’emancipazione e l’autodeterminazione e che ancora oggi, non possono e non devono essere dati per scontati. Siamo qui con i nostri studenti e studentesse – ha concluso la docente - principalmente per ricordarci e ricordare che occorre molto impegno per non dimenticare chi ha lottato per il raggiungimento di questi diritti”. 

“Oggi, in piena emergenza Coronavirus, la disparità di genere emerge in tutta la sua drammaticità – ha sottolineato la professoressa Damiani -. In primo luogo, la ridotta base occupazionale femminile e un’elevata incidenza del part- time, che riguarda il 30% delle lavoratrici, costituiscono fattori strutturali che limitano la crescita del PIL, con l’effetto di rendere disponibili minori risorse per sostenere un bene di merito come la salute. In secondo luogo, il minore reddito familiare di una coppia in cui la donna o non lavora o è mediamente pagata con un salario più basso ostacola la possibilità economica di accedere a servizi di accudimento familiari, di figli e anziani. Da qui l’urgenza di adottare politiche basate sul potenziamento delle infrastrutture sociali e sulla promozione di una cultura della ‘condivisione’ del lavoro di cura. Solo così – ha sintetizzato la Prof.ssa Damiani - sarà possibile affrontare quei nodi cruciali dell’organizzazione del lavoro femminile pagato e non pagato, la preoccupante caduta del tasso di natalità, l’abbassamento del PIL pro-capite italiano che si colloca al disotto del dato medio UE. Nodi cruciali per il benessere e la salute di tutti, donne e uomini”. 

Ricco di stimoli è stato l’intervento di Luciana Castellina. “La cosa più importante che io posso portare a questa discussione è il fatto di avere 92 anni e quindi di aver vissuto nel 1946 il primo 8 marzo di cui mi ricordo – ha esordito –. Otto marzo che, negli anni, è stato diversissimo perché il femminismo è molto cambiato, anche capovolgendo molti principi e molte idee in tutti questi 70 anni e più”.  

Il racconto di Luciana Castellina ha ripercorso le tappe della sua esperienza all’interno del Partito Comunista, nella Commissione Femminile con Nilde Iotti, poi più tardi con Livia Turco e nella presidenza dell’Unione Donne Italiane (Udi) e del suo l’impegno per il riconoscimento dei diritti delle donne. “Un percorso che mi ha fatto capire quanto fosse sbagliata la pretesa di diventare come i maschi - ha detto ancora Luciana Castellina -: il problema delle donne non è diventare come gli uomini, ma dare alla propria diversità il medesimo valore che ha il maschile nella società. La mia esperienza mi ha fatto scoprire che l’imbroglio sta nel sistema, incentrato su un modello che dovrebbe essere neutrale, ma che di fatto è maschile: i ‘nemici’, quindi, non sono i maschi, ma il sistema.  Questo 8 marzo è un momento di grande vittoria – ha concluso Luciana Castellina -: non c’era mai stato nella storia un 8 marzo in cui ci sia stata una simile mobilitazione fra le donne nel mondo”. 

La prospettiva storica, infine, è stata al centro dell’intervento di Mario Tosti, Delegato del Rettore per il settore Umane Risorse. “L’ 8 marzo, Giornata internazionale delle donne e data simbolo delle lotte femminili, ha ormai un secolo di storia alle spalle e, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, è divenuto un appuntamento fisso per migliaia di italiane – ha evidenziato il Prof. Tosti, -. Un’ occasione per presentare brevemente la storia e le protagoniste dell’8 marzo in Italia: una storia collegata alle lotte del femminismo per la legge sul divorzio, alla parità delle condizioni di lavoro con gli uomini, fino alla ricostruzione degli itinerari di identità femminile. Una giornata per affrontare anche il tema del lavoro delle donne, che è sempre stato molti lavori contemporaneamente e ha assunto nel tempo diverse aggettivazioni: considerato a lungo ‘accessorio’, ‘sostitutivo’ o ‘sussidiario’, più recentemente è diventato metafora della precarizzazione tout court, in quanto lavoro storicamente instabile, in nero, a tratti servile, ad alto contenuto relazionale e affettivo, generalmente associato alla riproduzione, e quindi alla sfera privata, piuttosto che alla produzione, e quindi alla sfera pubblica”. 

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